VEDA….

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Origine dei Veda

Il termine sanscrito vedico veda indica il “sapere”, la “conoscenza”, la “saggezza”, e corrisponde all’avestico vaēdha, al greco antico οἷδα (anticamente ϝοἷδα, da leggere “voida”), allatino video.

La letteratura vedica origina da un popolo, gli Arii, che intorno al 2200 a.C. migrò verso l’India nord-occidentale (allora indicata come Saptasindhu सप्त सिंधु, Terra dei sette fiumi, in avesticoHapta Hindu) provenendo dall’area di Balkh (oggi in Afghanistan settentrionale). Un altro raggruppamento di questo popolo, gli Iranici, sempre provenienti dalla medesima area, invase invece l’attuale Iran fondandovi una cultura religiosa che successivamente fu in parte raccolta nell’Avesta. Fu dunque nell’area dell’Afghanistan settentrionale che i Veda acquisirono le loro prime caratteristiche religiose e linguistiche[2].

Elemento centrale delle credenze religiose degli Arii era lo Ṛta (in alfabeto devanāgarī ऋत , in avestico Aša) ovvero la Legge cosmica, e il suo “guardiano” Asura Varuṇa (वरुण devanāgarī ,avestico Ahura Mazdā), concentrandosi il sacrificio religioso nella bevanda sacra, il soma (सोम devanāgarī , avestico haoma) e sul rito del fuoco (devanāgarī अग्नि agniavestico āthra).

Con l’ingresso di questi popoli Arii nell’India settentrionale, e con i conseguenziali scontri militari con le popolazioni autoctone, acquisì rilievo religioso l’eroico dio guerriero Indra (इन्द्र).

Mentre con il successivo accoglimento anche di culti autoctoni, spesso fondati su pratiche sciamaniche e sull’utilizzo di formule magiche (mantra, मन्त्र), la cultura religiosa degli Arii si sviluppò e si diffuse sul territorio indiano in quelle caratteristiche che saranno poco dopo organizzate dai “cantori” (devanāgarī : ऋषि ṛṣi) dei primi due Veda: il Ṛgveda e alcune parti dell’Atharvaveda (20001700 a.C.).

I Veda sono i più antichi documenti dello spirito umano di cui siamo in possesso. Scrive il Wilson: “Quando i testi del Rg-Veda e dello Yajur-Veda saranno completati, noi saremo in possesso di materiali sufficienti per una giusta valutazione dei risultati che ne deriveranno, e dell’effettiva condizione, sia politica che religiosa, degli Indù in un’epoca coeva alle più antiche testimonianze finora conosciute dell’organizzazione sociale, di gran lunga anteriore al sorgere della civiltà greca, antecedente alle più antiche vestigia finora scoperte dell’impero assiro, contemporanea probabilmente solo ai più antichi scritti ebraici e posteriore soltanto alle dinastie egiziane, di cui tuttavia si conosce ancora ben poco oltre ai semplici nomi. I Veda ci forniscono abbondanti informazioni in merito a tutto ciò che più ci interessa per lo studio dell’antichità”.

Esistono quattro Veda: Rg, Yajur, Sama e Atharva. I primi tre concordano non soltanto nel nome, nella forma e nella lingua, ma anche nel contenuto. Di tutti, il più importante è il Rg-Veda. I canti ispirati che gli Ariani portarono con s‚ dalla loro patria originaria in India, come il bene più prezioso, si ritiene siano stati raccolti in risposta all’esigenza di preservarne l’integralità quando, nel loro nuovo paese, essi vennero in contatto con un gran numero di adoratori di altri dèi. Il Rg-Veda è appunto questa raccolta. Il Sama-Veda è una raccolta puramente liturgica. La maggior parte di essa si trova già nel Rg-Veda e anche quegli inni che gli sono peculiari non contengono una loro propria lezione indipendente: essi sono stati adattati per essere cantati durante i sacrifici. Anche lo Yajur-Veda, come il Sama-Veda, assolve ad una funzione liturgica. Questa raccolta fu fatta per rispondere alle necessità di una religione cerimoniale. Il Whitney scrive: “Nei primi tempi vedici il sacrificio era ancora, in genere, un libero atto di devozione, non affidato alle cure di un corpo privilegiato di sacerdoti ne regolato nei piccoli dettagli, ma lasciato al libero impulso di chi lo offriva, accompagnato da inni e canti del Rg e del Sama-Veda, in modo che la bocca dell’offerente non tacesse mentre le sue mani presentavano alla divinità il dono che il suo cuore dettava… Tuttavia, poichè‚ col passar del tempo il rituale andava assumendo un carattere sempre più formale divenendo alla fine una serie strettamente e minuziosamente regolare di singoli atti, non soltanto vennero stabiliti i versi che dovevano essere citati durante la cerimonia, ma vi si introdusse anche un corpo di espressioni, di formule verbali intese ad accompagnare ogni singolo atto dell’intera funzione per spiegarla, giustificarla, benedirla, darle un significato simbolico… Queste formule sacrificali ricevettero il nome di Yajus, dalla radice yaj sacrificare… Lo Yajur-Veda è composto da queste formule parte in prosa e parte in versi, sistemate nell’ordine in cui ci si doveva servire di esse durante il sacrificio”. Le raccolte del Sama-Veda e dello Yajur-Veda devono essere state compilate nell’intervallo di tempo tra la composizione del Rg-Veda e il periodo brahmanico, epoca in cui la religione ritualistica era ormai ben affermata. Per lungo tempo, l’Atharva-Veda non godette del prestigio di un vero Veda, sebbene per i nostri scopi sia secondo per importanza solo al Rg-Veda poichè, come quest’ultimo, è una raccolta storica di contenuti indipendenti. Uno spirito diverso pervade questo Veda, che è il prodotto di una più tarda età di pensiero, e mostra il risultato dello spirito di compromesso adottato dagli Ariani vedici di fronte ai nuovi dei e spiriti della natura adorati dai popoli originari del paese che essi stavano lentamente sottomettendo.

Ciascun Veda consiste di tre parti denominate Mantra, Brahmana e Upanisad. La raccolta dei Mantra, o inni, è chiamata Samhita. I Brahmana contengono i precetti e i doveri religiosi. Le Upanisad e gli Aranyaka, che discutono problemi filosofici, sono le parti conclusive dei Brahmana. Le Upanisad contengono la base spirituale di tutto il successivo pensiero del Paese. Delle prime Upanisad, l’Aitareya e la Kausitaki appartengono al Rg-Veda, la Kena e la Chandogya al Sama-Veda, la Isa, la Taittiriya e la Brhadaranyaka allo Yajur-Veda, e la Prasna e la Mundaka all’Atharva-Veda. Gli Aranyaka si collocano tra i Brahmana e le Upanisad e, come suggerisce il loro nome, costituiscono oggetto di meditazione per coloro che vivono nelle foreste. I Brahmana trattano il rituale che deve essere osservato dal capo famiglia, ma quando questi nella sua vecchiaia si ritira nella foresta è necessario qualcosa che sostituisca il rituale, e a ciò provvedono gli Aranyaka. Gli aspetti simbolici e spirituali del culto sacrificale sono oggetto di meditazione, e questa meditazione prende il posto dell’esecuzione del sacrificio. Gli Aranyaka rappresentano l’anello di congiunzione tra il rituale dei Brahmana e la filosofia delle Upanisad. Mentre gli inni sono la creazione dei poeti, i Brahmana sono l’opera dei sacerdoti, e le Upanisad le meditazioni dei filosofi. La religione naturalistica degli inni, la religione ritualistica dei Brahmana e la religione spirituale delle Upanisad corrispondono molto da vicino alle tre grandi divisioni dello sviluppo religioso secondo la concezione hegeliana. Sebbene in un’epoca posteriore queste tre divisioni siano coesistite, non c’è dubbio che originariamente si svilupparono nel corso di epoche successive. Le Upanisad, se in un certo senso rappresentano la continuazione del culto vedico, in un altro senso costituiscono una risposta alla religione dei Brahmana.

2 commenti

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2 risposte a “VEDA….

    • E’ un angioletto custode, che veglia su chiunque.
      In questi giorni di festa e’ giusto che si lancino messaggi di Pace e Amore.
      Chi riuscira’ a prenderli e farli suoi si scoprira’ poi inestimabilmente più’ ricco ed appagato di quanto “tutto l’oro del mondo” avrebbe potuto dargli.
      Invito chiunque a rileggere “che cosa e’ la grandezza”.
      Amate il prossimo, ma anche chi vi dovrebbe essere accanto.

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