Archivi del giorno: 14 marzo 2012

I Puntini ( e le virgole ) di Diogene

Siete Scientologist Indipendenti ? Welcome in the Jungle…..

Minelli augh!

Sto leggendo un libro tecnico e interessante che argomenta di “punteggiatura”… L’autrice si chiama Lynne Truss e fra le sue brillanti qualifiche ha anche quella di aver venduto alcuni milioni di copie di questo suo libro, titolo originale “Eats, Shoots & Leaves”.
Esce in italiano titolato “Virgole per Caso” e ve ne voglio proporre alcuni stralci assemblati in logica sequenza, per mio sfizio personale e senza alcuna intenzione di offendere chiunque legga o partecipi a questo blog. Sto apprezzando gli sforzi che si fanno qui per tenere alta la qualità della comunicazione: perchè dunque non cominciare a puntualizzare sulla punteggiatura? Oltretutto si possono scoprire dei parallelismi con l’applicazione della Tech… tanto che mi viene da parafrasare il titolo con “Tech per Caso”.

Diogene   

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Brani tratti dal libro “Virgole per caso” di Lynne Truss, Trad. di Annalisa Carena

Edizione Piemme Spa © 2005

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La vera educazione è invisibile:  facilita le cose agli altri senza attirare l’attenzione su di sé. Non è un caso che la parola “puntiglioso” (“rispetto della forma o dell’etichetta”) abbia la stessa radice di “punteggiatura”.  La pratica di “punteggiare” ciò che scriviamo è sempre stata motivata da uno spirito di servizio, allo scopo di esaltare il significato e prevenire pericolosi equivoci tra scrittore e lettore.

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Le conseguenze di una punteggiatura sbagliata hanno affascinato menti grandi e piccole, e nell’era delle e-mail scherzose, un popolare esempio è il paragone tra due frasi:

La donna, senza l’uomo, è nulla.  —   La donna:  senza, l’uomo è nulla.

Fa riflettere, non trovate?

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Naturalmente le persone discuteranno sempre dei livelli di punteggiatura, accusando i testi di averne troppa o troppo poca.

(…) Ma in genere l’estrema sensibilità del pignolo subisce attacchi da ogni direzione, che generano in lui sensazioni di panico e di isolamento.  Ovunque ti giri, ci sono segni di ignoranza e di indifferenza.

(…)  Mentre osserviamo con orrore un cartello  o un annuncio con la punteggiatura sbagliata, il mondo continua a girare intorno a noi, cieco alle nostre sofferenze. Siamo come il ragazzino del film “Il Sesto Senso”, che riesce a vedere i morti, solo che noi vediamo segni di punteggiatura morti. Lo ripetiamo sussurrando come un bambino terrorizzato: i segni di punteggiatura morti sono invisibili per tutti gli altri – ma noi li vediamo continuamente. Siamo degli incompresi, noi depositari del settimo senso. Siamo considerati degli strani mostri. Quando segnaliamo errori di ortografia, spesso ci viene risposto con tono brusco di non ammorbare la vita, e a dircelo è gente che, curiosamente, sembra non avercela affatto, una vita. In queste difficili condizioni, naturalmente, siamo sempre più restii a rendere note le nostre scoperte. I tempi della caccia alle streghe non sono poi così lontani.

(…)  D’altro canto, so benissimo che è inutile chiedere comprensione per i pignoli. Non siamo tipi che ispirano grande solidarietà. I pignoli non leggono mai un libro senza una matita a portata di mano, per correggere gli errori tipografici. In sostanza, siamo sgradevoli, saccenti maniaci che non hanno il senso delle proporzioni e rischiano costantemente di essere ripudiati dalle famiglie esasperate.

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Cos’è capitato alla punteggiatura?  Come mai è tanto trascurata, pur essendo a tutta evidenza così utile per evitare enormi confusioni?  La colpa è ovviamente delle recenti pratiche d’insegnamento. Possiamo prendercela con i pedagoghi.  Fino al 1960 nelle scuole l’apprendimento della punteggiatura era una cosa normale.  Nel 1937 un bambino poteva sentirsi chiedere all’esame di inserire la punteggiatura nel seguente brano misterioso: “Carlo I° camminava e parlava mezz’ora dopo la decapitazione”  (risposta: “Carlo I° camminava e parlava.  Mezz’ora dopo, la decapitazione”).

(…)  Ripensando agli anni bui in cui gli insegnanti erano convinti che grammatica e ortografia impedissero ai ragazzi di esprimersi, probabilmente non avrebbero potuto scegliere un momento peggiore per la loro inerzia grammaticale.  Negli anni Settanta nessun pedagogista avrebbe mai immaginato l’esplosione universale di comunicazione scritta provocata dal personal computer, da Internet e dalla tastiera del cellulare.  E invece guardate un po’ cos’è successo: sono tutti scrittori! Chiunque può inviare ad Amazon una recensione cinematografica da far rizzare i capelli!

(…)  Non è deprimente?  Persone prive di qualunque nozione sulla propria lingua passano tutto il loro tempo libero (contrariamente alle previsioni degli insegnanti) tentando di mettere insieme delle frasi per edificare gli altri.   E non esiste editing su Internet!  Nel mondo degli SMS, l’ignoranza della grammatica e della punteggiatura non compromette ovviamente la capacità di trasmettere messaggi come “C U later” (si legge come See You Later). Ma se si prova a scrivere qualcosa di più lungo…

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Vale la pena di battersi per la punteggiatura non perché è un sistema arbitrario noto solo a un’élite ipersensibile che va in depressione quando lo vede applicare in modo sbagliato. Il motivo per sostenere la punteggiatura è che senza di essa non esiste un modo affidabile di comunicare un certo significato.  La punteggiatura tiene insieme alcune parole e ne separa altre. La punteggiatura vi indica come leggere, proprio come la notazione musicale indica a un musicista come suonare.

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Dal dottor Johnson in poi, tutti i linguisti hanno riconosciuto che è un errore “imbalsamare” una lingua. E’ naturale che debba cambiare e adattarsi ai più recenti linguaggi e sistemi.  I segni di interpunzione non sono altro che norme tipografiche evolutesi nel tempo, di solito allo scopo di eliminare un po’ di fronzoli dalla lingua scritta. E’ utile ricordare, tuttavia – mentre lottiamo per conservare un sistema minacciato – che un lettore di due secoli fa sarebbe scioccato dalla punteggiatura attuale, che a noi sembra così perfetta ed elegante.

(…)   Oggi, ad esempio,  la convenzione di iniziare un nuovo periodo con la maiuscola è così radicata che il programma di scrittura del computer non ti permette di battere un punto e poi una lettera minuscola;  la maiuscolizza automaticamente.  Questa, naturalmente, è una brutta notizia per personaggi come e.e. cummings, ma una buona notizia per tutti quelli che hanno assistito all’avanzata inesorabile delle minuscole in titoli di libri, scritte televisive, nomi di aziende e (logicamente) nel mondo di Internet – che non fa distinzione fra maiuscole e minuscole – e passano le notti in bianco preoccupandosi della confusione che si va diffondendo nella mente dei giovani.

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Ciò  che vorrei risultasse chiaro è che si può utilmente combinare un approccio descrittivo e uno prescrittivo a quello che sta accadendo in questo particolare ambito della lingua.  Il linguista descrittivo tendenzialmente osserva il cambiamento del linguaggio, ne prende nota, lo analizza, e riesce a non svegliarsi urlando tutte le notti. (…)  All’estremità opposta dello spettro, i grammatici rigidamente prescrittivi sostengono che, dal momento che nel 1943 hanno imparato a scuola che non si comincia mai una frase con “E” o con “Ma”, il mondo moderno è ottenebrato dall’ignoranza e dalla pazzia, e gran parte della letteratura moderna andrebbe bruciata.

Io vorrei che ci collocassimo in un punto intermedio fra queste posizioni:  saldi, perché capiamo i vantaggi di essere saldi;  flessibili, perché capiamo la necessità razionale e storica di essere flessibili.  G.V. Carey afferma che la punteggiatura è retta da “due terzi di regole e un terzo di gusto personale”.  La mia posizione è semplice: in alcune questioni ci sono soltanto ragioni e torti; in altre, bisogna lasciar parlare il buon senso.

(…)  C’è solo un’ultima cosa che ci trattiene, dunque:  che ogni uomo è pignolo a modo suo.  E anche se sono decisamente favorevole alla creazione di un “esercito di vigilantes” della punteggiatura bene informati, prevedo che ci saranno dei problemi a far remare tutti nella stessa direzione. (…)

Come scrisse Evelyn Waugh: “Tutti hanno sempre considerato ogni usanza, tranne la propria, o barbara o pedante”.  Oppure, come osserva con meno delicatezza Kingsley Amis nel suo The King’s English (1997), il mondo della grammatica si divide fra “imbecilli  e segaioli” – dove gli imbecilli sono coloro che trascurano vergognosamente la lingua, e i segaioli coloro che sono (secondo noi) insopportabilmente precisini.  In mano agli imbecilli, la lingua “morirebbe per adulterazione, come il latino tardo”.  In mano ai segaioli, morirebbe di purezza, “come il latino medievale”.

La comprensione non può esimersi dal connubio di razionalità e solidarietà.

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