Chissà Perché …

Siete Scientologist Indipendenti? Chissa’ perche?

Spartacus ha voluto dare il suo contributo affinché’ la corretta tecnologia possa essere applicata a questa situazione stile “La notte dei Lunghi Coltelli”.

Grazie Sparta, ciò che hai scritto ha bisogno di molto più spazio di un commento.

Buona Lettura.

Peace & Love

CHISSÀ PERCHÈ
Chissà perché… certe persone che fino a prima “chissà” dov’erano, saltan fuori proprio ora, gettando legna su di un fuoco che andrebbe invece spento?
L’unica fiamma che si deve alimentare è quella dell’ARC. È sempre molto facile sputare sentenze da una comoda e ben celata posizione.
Chissà perché… queste persone non mettono invece l’accento su quel che di buono le persone han da offrire piuttosto che dar credito a qualche indipendologa “autorità”?
Chissà perché… non contribuiscono loro stessi a far sì che una qualche comprensione possa essere raggiunta per il bene di tutti?
Scientologist è colui che cerca di migliorare la propria condizione e quella degli altri, per cui se qualcuno vuole proprio essere “causa”, lo sia in questa direzione.
Chissà perché… alcuni indipendenti accusano la CoS di essere dispotica e settaria ma poi finiscono loro stessi per comportarsi ed atteggiarsi più o meno allo stesso modo?
Ci sono precisi passi da fare prima di applicare una qualsiasi forma di “giustizia” e comunque… chissà perché qualcuno si sente in diritto di ergersi così in alto da fare addirittura “giustizia sommaria”?
Chissà perché… c’è chi insiste sull’applicazione della “standard tech” e poi la tradisce miseramente non applicando semplici fondamenti come l’ARC per risanare, se non altro, i loro rapporti di amicizia?
Ma cosa ancor più grave, arrivano a mettere in atto lo stesso tipo di “disconnessione” out-tech che disapprovano da parte della CoS, cancellando ogni traccia dalle loro liste e facendo Dead Agent sui loro vecchi amici. Una ben triste equazione.
Chissà perché… in un contesto di indipendenza, costoro parlano di libertà di parola e di pensiero ma poi censurano senza mezze misure chiunque si discosti dalle loro idee senza permettere agli altri di controbattere alle loro accuse?
Chissà perché… degli OT non si rendono conto dei danni che stanno causando con le loro azioni e omissioni al movimento indipendente nostrano?
A chi giova tutto ciò?
Chiunque può commettere errori per i quali potrebbe essere biasimato. L’Etica di Scientology è una tech dalla quale non si può prescindere e chiunque si professi “Scientologo” ha la responsabilità di porvi rimedio. Tech standard o non tech standard; OT o non OT.
PS: Sarebbe buono e auspicabile mettere un po’ di ordine sulle linee del blog, mantenendo le discussioni entro i limiti della più alta ARC.
Commenti gratuitamente critici o provocatori che alimentano polemiche inutili, dovrebbero essere trattati a parte o in privato (vedi commento di “Angelo” di qualche giorno fa e simili).
DS

28 commenti

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28 risposte a “Chissà Perché …

  1. Giovanni Carboni

    Ben detto Spartacus, Chissa’ Perchè…………………?
    Meditate gente…………meditate.
    By by Giò.

  2. Luigi Cosivi

    Mi fà immenso piacere che altri condividano le mie convinzioni.Grazie per il compendio che hai fatto, aggiungo solo la raccomandazione di rileggere Tu hai ragione. Sono l’ultimo, credo, epurato, solo perchè ho invitato alla moderazione. Sono convinto che ti leggeranno, non molto che capiranno. I perfetti sono impermeabili al buon senso.

  3. maurizio

    mi piace il tuo stile Sparta, mi hai ricordato di un articolo che ho letto tantissimo tempo fa intitolato “cui prodest?” che allora mi aveva in un certo senso “infiammato” alla causa dei diritti umani.
    e di diritti umani qui si tratta comunque ed in ogni caso(pleonasmo gratuito)
    e di violazioni dei medesimi.
    ricordo che il vero soppressivo è quello che abusa gli altrui umani diritti come base operativa standard. ref: il video di LRH(per quelli che vogliono la bibliografia.
    a chivolesse trovare la risposta ai chissà perché raccomando lo studio:
    Cui prodest?
    Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
    La locuzione latina cui prodest? (lett. “a chi giova?”) deriva dalle parole pronunciate da Medea nell’omonima tragedia di Seneca.
    Ai versi 500-501 ella afferma: “cui prodest scelus, is fecit”, cioè “colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l’ha compiuto”.
    Il concetto espresso da Medea è alla base di ogni ricerca investigativa: la scoperta di un possibile movente favorisce anche la scoperta del colpevole, o comunque limita il numero dei sospettati.
    Ma anche nella vita di ogni giorno, domandarsi sempre “cui prodest?” – altrimenti reso con Cui bono? – aiuta a rintracciare i fini ultimi e gli interessi che leggi, decreti o semplici decisioni nascondono, al di là degli alti ideali che sembrano proporsi e garantire.

    il nostro amico d’oltreoceano direbbe “follow the money” validissima alternativa ma come ben sappiamo e come è espresso benissimo dal confronto(def italiana nn scn)di questi due termini, la civiltà nostra è in qualche modo superiore per tradizione
    (una caramella a chi capisce l’umor)
    pyton-e Mont-anaro

  4. Giovanni Carboni

    Caro Francesco la voglia è reciproca, non mancherà occasione.
    Un abbraccio a tutta la famiglia,
    Giò.

  5. maurizio

    sochmel!
    basta che il secchio dell’acqua non me lo butti adosso a me che ancora è presto per i gavettoni!!!
    😀

    pataccum impertinentus

  6. Giovanni Carboni

    Cari ragazzi ho davvero goduto di un pò d’aria fresca e tanto trabaco, non è mia abitudine infilarmi in certe GPM.
    Maurizio sei un grande, presto organiziamo un’altra cenetta.
    By by boys.

  7. Spartacus, oggi hai dato un contributo veramente grande e di valore per tutti gli indipendenti, hai dimostrato che non servono i famigerati “Poteri OT” ma basta il buon senso ed il solvente universale ossia la Comunicazione.
    Luigi Cosivi, promosso Cappellano ad “HONOREM” ha proposto di maneggiare questa diatriba con Scientology e, perbaccolina !, e’ quello che dobbiamo essere, nella vita, nel Blog,nella realtà’ di tutti i giorni.
    Ho capito che il detto dice che tra il dire e il fare c’e’ di mezzo il mare, ma caspita !, umilmente chiedo scusa se ho offeso o valutato qualcuno, ma dobbiamo continuare a perseverare nel promuovere Scientology attraverso le nostre azioni, attraverso l’ESEMPIO.
    Quindi, come Luigi mi ha chiesto, ripubblico questo bellissimo scritto di LRH.

    PUOI AVER RAGIONE

    La ragione e il torto costituiscono una fonte comune di discussioni e litigi.

    Il concetto di ragione raggiunge livelli molto alti e molto bassi sulla Scala del Tono.

    E quello di aver ragione è l’ultimo sforzo consapevole di un individuo che sta soccombendo. “Io ho ragione e loro hanno torto” è il concetto più basso che un caso inconsapevole possa esprimere.

    Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, non sono necessariamente definibili per tutti allo stesso modo. Variano in funzione dei codici e delle discipline morali esistenti e, prima di Scientology, nonostante il loro uso legale quali parametri di giudizio per la “sanità mentale”, non trovavano fonda- mento sui fatti ma solo sulle opinioni.

    Da Dianetics e Scientology emerge una definizione più precisa. E tale definizione è diventata anche la vera definizione di atto overt. Un atto overt non consiste semplicemente nel danneggiare qualcuno o qualcosa; un atto overt è un atto di omissione o commissione che causa il minor bene per il minor numero di dinamiche oppure il maggior danno per il maggior numero di dinamiche. (Vedi “Le dinamiche dell’esistenza”).

    Quindi, un’azione sbagliata risulta tale nella misura in cui danneggia il maggior numero di dinamiche. E un’azione giusta risulta tale nella misura in cui giova al maggior numero di dinamiche.

    Molta gente pensa che un’azione costituisca un overt solo perché è distruttiva. Per loro, tutte le azioni od omissioni distruttive rappresentano atti overt. Questo non è vero. Perché un atto di commissione o di omissione sia un atto overt, è necessario che danneggi il maggior numero di dinamiche. Per questa ragione il mancare di distruggere può essere un atto overt.

    Anche l’aiutare qualcosa che danneggi il maggior numero di dinamiche può essere un atto overt.

    Un atto overt è qualcosa che danneggia in modo ampio. Un atto benefico è qualcosa che aiuta in modo ampio. Danneggiare qualcosa che risulterebbe dannoso per il maggior numero di dinamiche, potrebbe costituire un’azione benefica.

    Il nuocere a qualsiasi cosa e il contribuire a qualsiasi cosa possono pari- menti rappresentare atti overt. L’aiutare certe cose e il danneggiare certe cose possono parimenti rappresentare atti benefici.

    Tanto l’idea del non danneggiare nulla, quanto il concetto del sostenere tutto e tutti sono piuttosto folli. La convinzione che aiutare gli schiavisti sia un’azione benemerita sarebbe discutibile, e altrettanto discutibile sarebbe il considerare la distruzione di una malattia un atto overt.

    Riguardo all’aver ragione oppure all’aver torto, può nascere una gran confusione nel pensare. Non esistono cose giuste o sbagliate in assoluto. Avere ragione non consiste nel rifiutarsi di danneggiare, e avere torto non consiste unicamente nel non recar danno.

    Nell’“aver ragione” c’è qualcosa d’irrazionale che non solo rende invalidi (privi di valore o efficacia) i test legali sulla sanità mentale, ma spiega anche il motivo per cui certe persone fanno cose molto sbagliate e insistono nell’aver ragione.

    La risposta si trova nell’impulso, innato in ciascuno di noi, di cercare di aver ragione. Si tratta di un’ostinatezza che ben presto diventa separata dall’azione corretta ed è accompagnata dal tentativo di mettere gli altri nel torto, come si può notare nei casi ipercritici. Un essere che abbia perso apparentemente conoscenza, sta ancora avendo ragione e mettendo gli altri dalla parte del torto. È l’ultima critica.

    Abbiamo visto “persone sulla difensiva” che accampavano scuse persino per i loro torti più flagranti. Anche queste sono “giustificazioni”. La maggior parte delle spiegazioni sul comportamento, non importa quanto siano tirate per i capelli, sembrano perfettamente giuste a chi le dà, visto che sta semplicemente asserendo la propria ragione e il torto degli altri.

    Da tempo diciamo che ciò che non è ammirato tende a persistere. Se nessuno ammira una persona per il fatto che abbia ragione, allora il “marchio di chi ha ragione” di quella persona persisterà, per quanto folle questa cosa possa sembrare. Sembra che quegli scienziati che sono aberrati non riescano a partorire molte teorie. Non ci riescono perché sono più interessati a insistere sulla correttezza della loro balzana ragione che a trovare la verità. Perciò ci giungono strane “verità scientifiche” da uomini che dovreb- bero saperne di più, tra cui il defunto Einstein. La verità è creata da coloro che dispongono dell’apertura mentale e dell’equilibrio necessari per riconoscere anche dove hanno torto.

    Sicuramente avrete sentito delle discussioni piuttosto assurde tra le persone. Rendetevi conto che chi parlava era più interessato a asserire la propria ragione, che ad aver ragione.

    Un thetan cerca di avere ragione e combatte l’aver torto. Questo non ha niente a che vedere col fatto di aver ragione riguardo a qualcosa o di compiere realmente le cose giuste. Si tratta di un’insistenza che non ha niente a che fare con la correttezza della condotta.

    Si cerca di aver ragione sempre, fino all’ultimo respiro. Ma allora com’è mai possibile che qualcuno cada nel torto? Accade nel modo seguente:

    Si compie un’azione sbagliata, accidentalmente o per una svista. Il torto dell’azione o dell’inazione entra quindi in conflitto con la propria necessità di essere nel giusto. Di conseguenza può succedere che la persona continui a ripetere l’azione sbagliata al fine di provare che è giusta.

    Questo è uno dei fondamenti dell’aberrazione. Tutte le azioni sbagliate sono il risultato di un errore, seguito dall’insistenza sul fatto che si aveva ragione. Invece di correggere lo sbaglio commesso (che implicherebbe l’avere torto), si insiste nell’affermare che l’errore era in realtà un’azione giusta, e così lo si ripete.

    Più un essere scende verso il basso, più gli risulta difficile ammettere di aver avuto torto. Non solo, ma un’ammissione del genere potrebbe benissimo risultare disastrosa per quel che resta della sua abilità o sanità mentale.

    Questo perché l’aver ragione costituisce l’essenza della sopravvivenza. E, man mano che ci si avvicina all’ultimo barlume di sopravvivenza, si può solo insistere di aver avuto ragione, perché credere anche per un istante di aver avuto torto, significherebbe andare incontro all’oblio.

    L’ultima difesa di qualsiasi essere è “io avevo ragione”. Questo vale per chiunque. Quando questa difesa crolla, calano le tenebre.

    Per cui ci troviamo di fronte alla spiacevole scena di ragione che viene asserita a dispetto di torto flagrante. E qualsiasi successo nel far sì che l’essere riconosca il suo torto ha come risultato un’immediata degradazione, incoscienza o, nel migliore dei casi, una perdita di personalità. Pavlov, Freud, come la psichiatria, non hanno mai afferrato la fragilità di questi dati di fatto e perciò valutavano e punivano i criminali e i pazzi, spingendoli verso ad ulteriore criminalità e pazzia.

    Tutta la giustizia oggi contiene un celato errore, l’ultima difesa è credere nella propria ragione, senza tener conto delle accuse e nemmeno delle prove a carico, e lo sforzo di mettere qualcuno nel torto ha come unico risultato la degradazione.

    Ma tutto ciò sarebbe un vicolo cieco senza speranza, che porta a condizioni sociali veramente caotiche, se non fosse per un unico fatto positivo.

    Tutto l’agire sbagliato, ripetuto e “incurabile” nasce dall’esercizio di quest’ultima difesa: “cercare di essere nel giusto”. Per cui l’agire sbagliato compulsivo può essere curato, per quanto pazzo possa sembrare o per quanto a fondo si insista che sia giusto.

    Far sì che il colpevole ammetta di aver torto significa andare incontro ad ulteriore degradazione e perfino incoscienza o la distruzione di un essere. Perciò lo scopo della punizione è vanificato e la punizione ha un’efficacia minima.

    Ma facendo sì che il colpevole cessi di sbagliare ripetutamente in modo compulsivo, allora lo si guarisce.

    Ma come? Riabilitando l’abilità di avere ragione!

    Ciò ha infinite applicazioni: nell’addestramento, nelle abilità inerenti alla vita sociale, nel matrimonio, nella legge, nella vita.

    Esempio: una moglie brucia continuamente la cena. Nonostante i rimproveri, le minacce di divorzio, qualsiasi cosa, la compulsione continua. Si può mettere fine a quest’agire sbagliato facendole spiegare che cosa c’è di giusto nel suo modo di cucinare. Questo, in alcuni casi estremi, potrebbe benissimo provocare una furiosa filippica ma, se si rende flat la domanda, tutto ciò si smorzerà e lei allegramente smetterà di bruciare la cena. Quando la cosa assume proporzioni classiche, ma ciò non è veramente necessario per porre fine alla compulsione, si recupererà un momento del passato in cui lei accidentalmente bruciò una cena e non fu in grado di riconoscere di aver fatto qualcosa di sbagliato. Per essere nel giusto, da allora in poi dovette continuare a bruciare la cena.

    Va’ in una prigione e trova un carcerato mentalmente sano che dica di aver sbagliato. Non ne troverai. Solo i relitti umani lo diranno, nel terrore di essere danneggiati. Ma neanche loro credono di aver sbagliato.

    Un giudice in cattedra, quando emette sentenze contro dei criminali, si soffermerebbe a riflettere se si rendesse conto che nessun malfattore condannato pensa veramente di aver sbagliato e in realtà non lo crederà mai, anche se può darsi che, ammettendolo, stia cercando di evitare l’ira altrui.

    Le anime caritatevoli si scontrano continuamente con questo tipo di cose e a ciò sono dovuti i loro fallimenti.

    Ma il matrimonio, la legge, il crimine, non sono gli unici settori della vita per cui vale questo principio. Questi dati di fatto abbracciano tutti gli aspetti dell’esistenza.

    Lo studente che non riesce a studiare, il lavoratore che non riesce a lavorare, il capo che non riesce a capeggiare, sono tutti presi da uno dei lati della questione “ragione e torto”. Sono completamene unilaterali. Sono quelli che hanno ragione “fino all’ultimo”. E, contrapposti ad essi, quelli che vorrebbero impartire loro un insegnamento, sono fissati sull’altro lato: “ammetti di aver torto”. E da ciò deriva non solo una situazione senza cambiamenti, ma laddove questo “vince”, avviene anche una vera e propria degradazione. Ma non ci sono vittorie in questo squilibrio, ci sono solo fallimenti per entrambe le parti.

    I thetan che si trovano sulla via del declino non credono di aver torto perché non osano crederlo. E perciò non hanno cambiamenti.

    Più di un preclear, nel processing, sta solo tentando di dimostrare che ha ragione e che l’auditor ha torto, specialmente ai livelli inferiori di caso e così a volte ci ritroviamo con sedute senza cambiamenti.

    E quelli che non intendono essere auditi affatto sono così totalmente fissati sull’asserire la propria ragione e sono così vicini ad una condizione disperata, che se si mettessero in discussione le volte in cui in passato hanno avuto ragione, loro pensano che ciò li distruggerebbe.

    Ho la mia parte in proposito quando un essere, vicino ad estinguersi e di vedute contrarie, afferra per un momento il fatto che Scientology sia nel giusto, poi in un’improvvisa difesa asserisce, a volte quasi terrorizzato, che è lui “nel giusto”.

    Sarebbe un grave errore permettere a un individuo di continuare ad oltraggiare Scientology. La giusta strada è fargli spiegare quanto lui sia nel giusto, senza che spieghi quanto Scientology sia sbagliata, perché questa seconda cosa significherebbe lasciargli commettere un serio overt. “Che cosa c’è di giusto riguardo alla tua mente?” produrrebbe più cambiamenti di caso e ti farebbe ottenere più amici di qualsiasi valutazione o punizione allo scopo di metterli dalla parte del torto.

    Tu puoi aver ragione. Come? Facendo sì che un altro ti spieghi in che modo lui ha ragione fino a che, essendo ora meno sulle difensive, egli può assumere un punto di vista meno compulsivo. Non devi necessariamente concordare con ciò che pensa. Devi dare solo riconoscimento a quello che dice. E, d’improvviso, ecco che lui può avere ragione.

    Si possono fare un sacco di cose con la comprensione e l’uso di questo meccanismo. Tuttavia ci vorrà un po’ di studio di questo articolo prima che tu possa metterlo in pratica agevolmente; perché tutti noi siamo in una certa misura reattivi su questo soggetto.

    Come Scientologist, ci troviamo di fronte ad una società impaurita, che pensa che avrebbe torto, se si scoprisse che noi abbiamo ragione. Abbiamo bisogno di un’arma per rimediare a questo. Ce ne abbiamo una qui.

    E tu puoi avere ragione, sai. Probabilmente sono stato il primo a crederlo, meccanismo o non meccanismo. La strada verso l’aver ragione è la strada verso la sopravvivenza. E ogni persona si trova in un qualche punto di questa scala.

    Puoi metterti dalla parte della ragione, tra altri modi, mettendo gli altri dalla parte della ragione in maniera sufficiente perché si possano permettere di cambiare opinione. A quel punto, un numero ben maggiore di noi ci arriverà.

    LRH

  8. Mirko

    SERVICE FAC ASSESSMENT

    Una Conferenza Tenuta il 5 Settembre 1963

    Una cosa molto, molto importante. Una soluzione sicura potrebbe anche essere chiamata una “Decisione Sicura”, “Un Trattamento Sicuro”, “Un Ambiente Sicuro”, “Una Posizione Sicura”.

    C’è un mondo qui che è orientato alla sicurezza.

    Per esempio cerca di mantenere alti gli ideali e gli ideali dei diritti umani. Ma notiamo che i diritti umani e le libertà dell’uomo stanno soccombendo. Perchè?
    Perchè venti persone se ne stanno da una parte a guardare dei poliziotti che violano i diritti umani di un cittadino, perchè ognuno di loro sta operando in base ad una soluzione sicura. E così tutti i diritti dell’uomo svaniscono in quel canale che è la soluzione sicura.

    Ed è quello il buco che c’è sul fondo della vasca da bagno.

    E’ la cosa più pericolosa al mondo avere una soluzione sicura perchè quello è il buco dal quale finisce per sgorgare tutta la sanità.
    Una soluzione sicura inibisce l’osservazione.
    Ed ogni cosa che inibisce l’osservazione distrugge.
    …………..
    Le persone adottano soluzioni per sopravvivere che poi diventano così sicure da diventare contro sopravvivenza.
    E quindi qui abbiamo un dato completamente nuovo che è entrato in scena.
    Ed è un dato completamente nuovo che è così irrefutabile e così permeante nel campo della guarigione mentale, così come lo è la sopravvivenza per la vita stessa.

    Le persone risolvono le cose nella direzione della sopravvivenza anche se la cosa significa che devono soccombere.
    Quando questo ha a che fare con la guarigione mentale, allora stai in realtà investigando le difficoltà che hanno le persone a sopravvivere.

    Ma il metodo di base della sopravvivenza è la soluzione sicura; e questo mette l’individuo nel giusto e mette gli altri nel torto, e quindi, è intesa a migliorare la sopravvivenza di quella persona mettendolo in una posizione dominante; gli permette di sfuggire alla dominazione e gli permette di dominare gli altri; e poi a livelli più alti gli permette di sopravvivere e causa agli altri di soccombere – questo per come pensa lui.

    Con grande meraviglia, scoprirete che il suicidarsi diventa un calcolo per la sopravvivenza mano mano che la cosa diventa sempre più aberrata.
    Come sopravvivere: naturalmente non sopravvivendo.

    Tutti stanno risolvendo quella cosa.
    Il miserabile: Come fa lui a sopravvivere? Come fa a sopravvivere?
    Bene, ogni tanto a New York tirano fuori qualcuno che vive in un solaio o in un posto del genere; morto da tre o quattro settimane, e quel tizio non ha la paglia dentro il materasso, ma il materasso è pieno di biglietti da 100 dollari, capite? Il metodo che usa per sopravvivere è quello di avere un sacco di soldi. E quella è una soluzione molto sicura.
    Ma lui ha trascurato, con questa sua ossessione in quella soluzione sicura, di spenderne un po’ in modo da vivere.

    E così mano mano che diventa sempre più concentrato su quello, diventa sempre meno e meno sensibile.

    Un individuo per essere totalmente saggio e necessario che sia in grado di osservare il suo ambiente.
    Deve anche essere in grado di permeare il suo ambiente.
    Deve essere capace di raggiungere.
    Non è abbastanza avere un paio di massime stipate dietro la parte sinistra del bulbo dell’encefalo alle quale ti puoi riferire quanto sperimenti dello stress.
    ………….

    Le persone scambiano la filosofia con tutte queste arguzie, o questi luoghi comuni.
    Loro studiano la filosofia alla ricerca di soluzioni sicure.
    Puoi prendere un qualsiasi libro di filosofia che trovi nella tua biblioteca locale e vedrai che sarà pieno di scritte ed imbrattature ai margini, e quello che leggerai saranno tutte le cose sulle quali sono largamente in accordo ma che anche considerano essere delle soluzioni sicure.

    La filosofia a quel punto non è più lo studio della saggezza.
    La filosofia diventa semplicemente lo studio delle soluzioni sicure.
    Ed in realtà la fa diventare una attività di basso livello.
    ……….
    Ora quella soluzione sicura è ciò che noi chiamiamo un Service Facsimile.
    E quello è tutto ciò che è.
    ………..
    Ricordatevi, il PC l’ha adottata perchè non riusciva a sopportare la confusione che aveva intorno.
    E così ha adottato una soluzone sicura.

    Una soluzione sicura viene sempre adottata per ritirarsi dalla restimolazione causata dall’ambiente – sempre, inevitabilmente.
    ……….
    Come fai ad aumentare, come fai ad aumentare l’abilità di un individuo a far fronte alla restimolazione dell’ambiente?
    Se questo è un fattore importante, così come vi ho detto all’inizio della conferenza, se questo è un fattore importante come fai a migliorare la sua abilità a farlo?

    Bene, quello che fai è tirargli fuori il Service Facsimile.
    Il suo Service Facsimile, in realtà, riduce, al di là delle sue capacità innate che possono essere diverse, riduce la sua abilità a guardare l’ambiente che lo circonda.

    Più soluzioni sicure lui ha adottato, più sarà la restimolazione mentale di cui lui non riesce a fare as-is; più cose lui non riesce a stare di fronte, meno saranno le cose a cui lui riuscirà a stare di fronte.

    Diventa una spirale discendente molte rapida e veloce.

    E quindi, la cosa che riduce la sua capacità a maneggiare il suo ambiente, abbastanza stranamente, e quella cosa che lui ha adottato per maneggiare il suo ambiente al posto suo.

    Se rimuovi quella cosa tu immediatamente aumenterai la capacità della persona di maneggiare il suo ambiente. Perchè adesso lui riesce a vederlo.
    Lo sta ispezionando.
    Magari la cosa non lo farà felice, ma non è questo quello che stiamo cercando di fare.

    Non stiamo cercando di renderlo una persona felice, stiamo cercando di renderlo una persona capace.

    L. Ron Hubbard

  9. i puntini di Diogene...

    Post e commenti superlativi…
    Se poi consideriamo che qui scrivono solo SP, Squirrels, PTS e DB… beh, noi ci accontentiamo… e non siamo neanche invidiosi dei successi altrui…
    ma pensa te!…

  10. maurizio

    “Condemnation without investigation is the height of ignorance” – Albert Einstein
    “condanna senza investigazione è il culmine dell’ignoranza”
    mi sono imbattuto in questo e l’ho trovato estremamente applicabile al nostro soggetto. non che non possa dirlo con parole mie e che cerco di creare un effetto in quelle menti fossilizzate sull’autorità della “sorgente” .
    (a loro non diciamo che l’autorità della sorgente è un livello di schiavitù tollerato, altrui determinismo accettato… ;non voglio andare fuori gradiente e causare a quel povero TA di salire troppo, a quella misera mente di scricchiolare sotto la pressione o a quel piccolo thetan di soffrire lo spasmo della sopraffazione)
    say what you will because those that matter will not mind and those who will don’t matter (di quello che ti va perché a quelli che contano non dispiace e quelli a cui dispiace non contano)(un premio a chi trova l’autore
    socraticus

  11. Belissimo articolo grazie di benvenuto, è quello che io ho sempre pensato:
    Conta in quello che non vedi, non in quello che vedi.
    Agiungerei uno piccolo contributo di cuore. Non mi sono mai piaciuto maschi che maltrattano donne e danno epiteti. Sono di medioevo, lo so. Spero di tornare nel presente, ma ho sempre visto che in realtà gli stolti chiacchierano, invece i saggi ascoltano…
    La vergogna per quello che si scrive non e nulla di più che una sensazione, uno sente freddo, sente fame, si sente arrabbiato, si sente intimorito…ma trovo estremamente poco credibile infangare chi si professa di avere avuto come amico, come compagno/a, marito o moglie. Sempre la solita giustificazione per commettere ulteriori aggressioni scritte volgari e lesive.
    A una donna. E me dicono che spesso con commenti a sfondo morboso e sessuale.
    Si tu tieni la ragione: Il peggio del peggio.

  12. maurice

    Attenzione a coloro che dicono agli altri che sono out tech, forse chi lo dice lo fa! Il punto è che tutti noi facciamo scn e lo facciamo in tech, alcuni lo fanno meglio o sono più organizzati. Possiamo fare meglio? si!! Ma mai dubitare che lo facciamo per fare squirrel!!!!! Siamo tutti nella stessa barca, rendere le persone abili e renderle libere ed autodeterminatee il nostro scopo! Non schiavi di qualche persona che crede di essere meglio degli altri.

    • Concordo Maurice, lo scopo e’ comune e poi mi vien da dire: errori se ne possono fare, si sbraita a destra e a manca che nella Cof$ ci sono Solo errori, ma esiste il metodo e la via per la correzione. Concludo con ” nessuno e’ perfetto” ma c’e sempre margine di miglioramento.

  13. E’ proprio una serie di domande Davide dove le risposte ognuno le può trovare dentro di sè, la cosa che vedo maggiormente difficoltosa è raccontare la verità…almeno a se stessi!

    Marisa

  14. Antonino

    si, bravi, ognuno le risposte le trova dentro sè.
    Grazie di esistere.
    l’indipendologo sinceramente e’ pieno di serpi in seno, mi trovavo bene ma adesso penso che sia questo il vero spirito indipendente. D’altra parte la prosopopea a volte porta da nessuna parte.
    W minelli
    Antonino Olanda.

    • Grazie Antonino, benvenuto. La Reception e’ il frutto di sincere collaborazioni tra indipendenti, nessun interesse o scopo diverso da quello che si trova nel Blog. Sei il benvenuto ogni qualvolta tu lo voglia.
      Grazie per il supporto.
      W GLI INDIPENDENTI !!!
      Francesco Minelli

  15. Pier Paolo

    E’ da parecchio tempo che non scrivo alcun commento su questo blog, non ne sentivo più la necessità essendo ormai più che radicato il mio convincimento dell’assoluta “tossicità” di un certo tipo di “filosofia”….è però saggio non ergersi a giudici inficiando l’altrui pensiero e libertà di scelta….infatti sono estremamente consapevole del fatto che la vita offrirà sempre le corrette lezioni per comprendere ciò che ci è utile per la nostra evoluzione…..dunque tutto ciò che esula dal semplice “attendere lo svolgersi degli eventi” è solo energia sprecata!! Rimango però sempre allibito da quanto purtroppo certe persone, apparentemente razionali ed “educate” (e non mi riferisco ai gestori di questo blog, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e di cui apprezzo la sincera e genuina predisposizione a mettersi in gioco usando il buon senso), si lascino traviare dalle proprie più squallide frustrazioni per gettare fango su chi, fino ad un momento prima, consideravano un proprio “alleato”. Io sono solo un ex scientologist MOLTO contento di esserlo, sopratutto dopo tutto quello cui sto assistendo…. mi auguro che questo triste spettacolo consenta a più di qualcuno di voi, certamente più assennato e di animo compassionevole, di fare una sincera ed imparziale “obnosi” circa ciò che comporta l’adesione a certe distruttive ideologie settarie e trarne dunque le ovvie conclusioni!
    Tante belle cose!

  16. Luigi Cosivi

    Pier Paolo, sono d’accordo con te, anche quasi tutti noi siamo usciti disgustati sopattutto dal settarismo. Non è necessario essere fanatici e neanche tolleranti verso gli altri, tutti hanno diritto al rispetto e , quasi tutti , degni di aiuto. Questo ho sempre sentito facendo Scientology, l’ho vista come un ottimo modo di aiutare. Tutto ciò che non và e che può rendere distruttiva l’ideologia , fa parte di quel lato oscuro che purtroppo esiste e, chi non vuole sinceramente aiutare, introduce come veleno nelle cose migliori. Fai anche tu obnosi che in Scientology c’è tanto ma tanto di buono, sia come ideologia, che pratica , che persone di valore sia dentro che fuori. La croce sono il 2% di marcabiani che si introducono prepotentemente come lupi tra gli agnelli, ma ci sono anche i cagnacci come me e i Minelli e tanti altri che hanno denti e altro per combatterli.

    • maurizio

      Luigi, te devi essere proprio un bel cagnaccio. spero di incontrarti presto

    • Pier Paolo

      Ciao Luigi, purtroppo non posso essere d’accordo con la tua disamina sulla “bontà” di Scientology in quanto avendola provata sulla mia pelle personalmente a ME non ha dato alcunchè di buono…..anzi…..se poi vogliamo vederla da un punto di vista più ampio e dunque come LEZIONE di vita allora il discorso sicuramente cambia! E’ per questo che sono convinto che alla fine della fiera la VITA sarà in grado di mostrare ad ognuno di voi la NECESSARIA lezione per andare oltre questa esperienza, che se vissuta e rivissuta sempre nel medesimo modo, A MIO AVVISO, non porta da nessuna parte!
      La vita è cambiamento…..finchè non si sarà in grado di adeguare il proprio standard esistenziale a questa “necessità” evolutiva si rimarrà pressapoco sempre molto prossimi al punto di partenza!

  17. Luigi Cosivi

    Scusami ma non vorrei che sembrasse una ciat, ti prego di considerare il 2%, il 28% e il 70% di persone per bene. Anche se riescono a coglionarci non riusciranno a fermarci. Prima o poi quel 70% e molto più. all’interno della Chiesa, saprà cosa fare. Comunque se riusciamo a portare ad OT un po di gente, più quelli che bene o male ci siamo già, penso proprio che possiamo farcela. Pier, il bicchiere può essere mezzo pieno.

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