Archivi del giorno: 26 aprile 2012

LA PARABOLA DEL SOLDATO

Siete Scientologist indipendenti ? Scelta Autodeterminata o realta’ imposta ?

Matedi’ alle 11,25 della mattina, ben prima che pubblicamente si venisse a conoscenza dell’accordo effettivo tra Debbie Cook e la Cof$, postai questo commento:

Grazie Richard, oggi, nella festa della liberazione ed in luce degli ultimi avvenimenti, mi e’ venuta l’ispirazione di un Post dal titolo “In questo universo, tutto ha un Prezzo ?”
Sicuramente quello che sta accadendo mi sta’ dimostrando che effettivamente e’ corretta la sequenza di alcuni avvenimenti, di persone che si trovano e si lasciano.
Ribadisco l’inutilita’ ed inefficacia di “Combattere” una struttura come la Cof$ dove all’interno si possono trovare sia ottime persone, sia Talebani estremisti pronti a “farti fuori” per il maggior bene per il maggior numero delle dinamiche e soprattutto un sacco di soldi (anche i nostri) per comprarti in caso gli mescoli le Uova nel paniere.
La stessa scena si presenta anche fuori in alcuni casi, ma comunque il mio rispetto va laddove qualcuno mi sta’ dimostrando che non ha un prezzo………..

Me ben prima, mentre mi trovavo su NOTs com il mio Auditor, Davide Succi, alias SPARTACUS, mi inviava questo articolo, La Parabola del Soldato.

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Davide Succi 19/04/2012 10.51

PREFAZIONE: “IN QUESTO UNIVERSO, TUTTO HA UN PREZZO ? “

Trovo perfettamente pertinente questo scritto con ciò che e’ accaduto e mi dispiace per tutte quelle persone che si dovranno maneggiare lo “scopo fallito” in quanto vedevano “la soluzione” nelle azioni di Debbie o altri importanti “Opinion Leader”.

Questo accaduto è già successo recentemente con Montalvo, è stato acquistato dalla Chiesa, un auto, una casa, un lavoro ed uno stipendio per stare muto e non rompere gli Zebedei…

Come poi leggerete nello scritto si Sparta, l’unica cosa certa su cui si può realmente fare affidamento è SE’ stessi.

Sparpagliati, indipendenti ed organizzati.

Rubando una citazione che mi e’ arrivata tra le file degli Indipendenti, o meglio di persone che stimo, appoggio e con cui condivido esperienze di vita, mai la frase e’ stata più’ vera :

“Siamo comunque tutti stati figli di questa Chiesa”

Manierismi, predicare bene e razzolare male, Nomenclatura per sembrare Imparato ( :D),trovare escamotage, estremisti o tante chiacchiere e poco arrosto…

Modus operandi appresi dai comportamenti reali di chi cerca vita via morte tua, per poter fare il grande dentro la Chiesa, ma è meglio chiamarla Setta.

Ed e’ per questo che comprendo chi vuole “il gruppo”, “l’ Org” o chi indossa meccanismi instillati da “Scientologo”, anche se sono ben lontani da quello che dovrebbero essere i principi di base di Scientology o del più semplice ma malcompreso (?) Buon Senso.

E’ un processo, l’ho sempre sostenuto, l’uscita dalla Cof$, dai suoi manierismi impostati, non ha un tempo e non è detto che sia una naturale ed una consequenziale evoluzione.

Posso osservare che se si stà troppo addosso a rimuginare quanto la Chiesa Bla, Bla, Bla , ci si Blocca in una Misemozione che può arrivare ad essere veramente solida, non la approvo, ma è il mio punto di vista.

Credo che, nonostante tutti i torti subiti, nel loro atteggiamento Ortodosso o meglio Talebano, Claudio e Renata non si venderanno mai, piuttosto cercherebbero di aumentare il Ridge, anche se lo trovo poco intelligente.

Mi dispiaccio per l’odio che generano nei miei confronti, gli voglio bene, anche se continuano a fare terze parti nei miei confronti perché non mi piego al loro Trono Imposto.

Di sicuro non stanno applicando i Basic di Scientology e comunque in questo modo non potranno di sicuro avere indietro loro figlio, anzi i loro figli.

Comprendo il loro dolore ed un mio pensiero va a loro ogni giorno, affinché trovino la pace interiore e possano ricongiungersi con i loro cari.

Credo che tantomeno Marty o Mike possano avere un prezzo.

Ma comunque e’ in se stessi che si deve credere, si è Causa, non si deve delegare ad altri il compito di Essere uno Scientologo Libero.

Abbiamo avuto la dimostrazione che la Guerra santa è stupida, sopratutto nei confronti di chi ha Energia sufficiente da Tarmarti per tutta la Vita.

Quindi, il mio consiglio è: Godetevi la Vita, Siate degli Scientologist Indipendenti se volete, ma non ditelo, dimostratelo dalle vostre azioni al mondo Intero.

Francesco

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“Noi non siamo qui perchè siamo liberi, siamo qui perchè non siamo liberi; di sottrarsi a questo dato di fatto non c’è ragione, nel negarlo non c’è scopo perchè sappiamo entrambi che senza scopo noi non esisteremmo. E’ lo scopo ad averci creati, è lo scopo che ci connette, lo scopo che ci motiva, che ci guida, che ci spinge, è lo scopo che stabilisce, lo scopo che ci vincola”. 

(Matrix Revolution)

Di: Davide Succi – alias Spartacus

C’era una volta un ragazzo il cui unico sogno era quello di entrare nel mitico Corpo dei Marines. Il suo era un grande Paese che aveva i più elevati ideali di libertà; quella stessa libertà a lungo perseguita e alla fine conquistata con il sangue, il sudore e le lacrime di coloro che non volevano essere schiavi in casa propria. Una grande conquista. Ammirato come modello da seguire, il suo Paese aveva una grossa responsabilità nei confronti del resto del mondo: mantenere la pace e fare in modo che altri popoli potessero essere a loro volta liberi dall’oppressione. Se questo era lo scopo di quel grande Paese, il giovane voleva condividerlo, contribuendo lui stesso a portare quel messaggio di libertà oltre i confini della sua terra. Forse non gli erano chiare alcune cose circa i metodi con cui quello scopo potesse essere realizzato, ma di una cosa era ben certo: avrebbe fatto la sua parte servendo il suo Paese meglio di chiunque altro.

Ma quando molti erano i chiamati, ben pochi erano però gli eletti. Tuttavia, la sua determinazione era talmente forte che riuscì ad entrare nel fantastico gruppo. Con un duro e ferreo addestramento riuscì a superare difficoltà inimmaginabili, incrementando considerevolmente le sue abilità. Una rigida disciplina ne forgiò il carattere, secondo lo standard richiesto e voluto dai suoi superiori. Divenne così un esperto ed affidabile soldato di cui lo Stato Maggiore sarebbe andato certamente fiero.

Dopo tanto scalpitare, un giorno arrivò il momento che tanto desiderava: fu mandato finalmente in missione, ed era talmente eccitato che la notte prima non chiuse praticamente occhio. Dissero che si trattava di una “missione di pace”. Il soldato fece il suo dovere eseguendo i suoi compiti in modo impeccabile, ma la sua realtà fu minata dalle prime crepe poiché si chiese quale relazione ci fosse tra la “pace” e tutto quel sangue versato.  Le dirette e convincenti parole dell’alto comando lo indussero a risolvere i suoi dubbi e a mantenere una visione più ampia in vista degli scopi più elevati.

Dopo quella missione ne seguirono altre ma ogni volta era sempre peggio. Ovunque lui andasse c’erano tante… troppe persone che morivano; gente che non conosceva, che non capiva e che, per qualche strano motivo, si sentiva spinto ad odiare e a considerare come un nemico. Perché? Al di là di tutte le belle parole che aveva sentito pronunciare dagli alti papaveri, su quanto fosse necessario ristabilire l’ordine in favore della pace, dei vari diritti, della dignità umana eccetera, alla fine tutto si riduceva ad un penoso ed ignobile Mors tua vita mea. O noi, o loro. E la cosa peggiore, in ultimo, è che non era ben chiaro chi fosse il vincitore e chi il vinto.

Gradatamente, l’iniziale entusiasmo del Marine cominciò a calare, e poco a poco la disillusione si fece strada nella sua mente, incapace di dare un senso a tutto ciò che lo stava coinvolgendo. Fino a quel momento si era sempre comportato da bravo soldato, osservando rigorosamente le regole che si era impegnato a rispettare.  Aveva sempre seguito le disposizioni ed eseguito gli ordini senza discutere; d’altra parte non avrebbe potuto fare diversamente, in quanto se si fosse rifiutato di agire l’avrebbero marchiato con il sangue del disonore. In tempi più remoti sarebbe stato passato a fil di spada o fatto a pezzi dai suoi stessi compagni. Ma se il suo Paese era nel giusto – come aveva sempre pensato – perché mai lui doveva sentirsi colpevole a tal punto? Dov’era l’errore?

Per riuscire ad andare avanti aveva dovuto maneggiarsi ripetutamente e fino all’inverosimile, arrivando a pensare le cose più assurde su se stesso. Il suo “senso del dovere” ed il giuramento che aveva fatto, lo rimettevano in carreggiata, ma quando comprese che in realtà stava brutalmente violentando la propria anima, cominciò a dare più ascolto alla sua coscienza e maggior valore a ciò che vedevano i suoi occhi. La verità gli esplose in faccia e fece più danni di una granata.  Confrontandola con il coraggio che gli era proprio, capì di essere stato ingannato, tradito e miseramente strumentalizzato da un Paese che aveva purtroppo perso se stesso. Quello scopo, mascherato da una falsa e fuorviante propaganda, e che lo aveva motivato ad intraprendere quella strada, non poteva più essere condiviso.

Nonostante sentisse di dover essere riconoscente alla sua Patria per essere stato cresciuto con i più nobili principi e per tutti gli insegnamenti ricevuti, ritenne di avere scambiato a sufficienza, anche se, in cuor suo, avrebbe preferito farlo in ben altro modo. Dopo aver dedicato i migliori anni della sua gioventù a quella causa senza lode, l’unica cosa certa su cui poteva fare affidamento era lui stesso.

A quel punto, anche se a malincuore per il suo sogno infranto, non gli restò che andarsene, portandosi dietro il disprezzo dei suoi compagni. In molti pensarono che quel soldato, in realtà, era soltanto un codardo e un traditore, poiché nessuno migliore di questa gentaglia avrebbe il coraggio di lasciare un gruppo d’elite come il Corpo dei Marines. Con alcuni di questi era molto amico e aveva condiviso le peggiori, tragiche situazioni. Sapevano benissimo quali fossero le ragioni della sua drastica decisione, tuttavia gli voltarono le spalle come non l’avessero mai conosciuto. Accecati da un’illusoria onnipotenza o forse vittime ignare di una sorta di ipnosi collettiva, rimasero fedeli al loro padrone, continuando ad applicare la legge del più forte a scapito dei più deboli.

Tornato a casa, il ragazzo cercò di rifarsi una vita e per un po’ di tempo tirò avanti come meglio poteva. I primi giorni furono i più duri perché non riusciva a tenere lontani quei brutti ricordi dalla sua mente, ricordi che non permettevano alle sue ferite di rimarginare. Certamente la vita gli aveva impartito una dura lezione e, cercando di farne tesoro, proseguì lungo il suo cammino tenendosi ben stretto all’unico vero amico che forse non lo aveva mai tradito. Se stesso.

P.S. Qualsiasi tipo di allusione con le vicende che ci riguardano più da vicino non sono per niente casuali. Spesso i paragoni lasciano un po’ il tempo che trovano ma il bello è che non costa niente farli e in ogni caso… è dura tenere a freno l’immaginazione.

Spartacus



			

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