Archivi del giorno: 4 aprile 2013

L’AUDITING SENZA L’ELETTROMETRO di David Mayo

Siete Scientologist Indipendenti ? Pensate con la vostra Testa !

Un grazie infinito a Stellabruna che ha voluto condividere con noi questa conferenza di David Mayo tenutasi nel 1986.

Grazie Mille ! Questa tua Traduzione permette a chi non mastica l’Inglese di leggere e Valutare cosa ha da dirci David Mayo, amico di Paolo, Snr C/S International e Auditor di LRH.

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Ecco a voi la prima parte della sua conferenza:
David Mayo

CONFERENZA SULL’AUDITING SENZA L’ELETTROMETRO, 8 FEBBRAIO 1986
DAVID MAYO

Buongiorno.
La cosa principale che voglio fare oggi è rendere più facile l’utilizzo dell’auditing nelle situazioni della vita.
L’auditing sembra molto complesso a volte: ci sono tante regole e tanti esatti modi di farlo e spesso abbiamo l’impressione che ci siano molti modi per farlo male. In realtà non è così difficile.
Cominciamo quindi a parlare di cos’è l’auditing. Sostanzialmente, in parole molto semplici, consiste in due persone, una parla all’altra, e la carica viene fuori. La maggior parte di voi lo fa spesso, senza rendersene conto. E nella sua forma più semplificata succede quando si ascolta qualcuno che ha l’attenzione su qualcosa che lo riguarda o che lo preoccupa. A volte lo facciamo meglio, a volte non tanto. Per farlo bene non dovete fissarvi su un sacco di regole da sapere su come si ascolta una persona, ma semplicemente stare attenti a cosa dice. Solo questo basterebbe per fare in modo che una persona vi parlasse dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni e se ne andasse sentendosi sollevata. Ci sono delle situazioni, come sul posto di lavoro, nella vita matrimoniale, in famiglia, in cui una persona è preoccupata per qualcosa e, anche se non sembra granché, può essere di enorme beneficio avere qualcuno con cui parlarne. Potrebbe fare la differenza tra andare fuori di testa in una situazione difficile o dare a qualcuno una sensazione di sicurezza e di benessere nella vita. Penso sia la forma più basilare di auditing che esista. Significa rendere una persona in grado di dirvi cos’ha in mente o su cosa ha l’attenzione.
Quando percorrete un procedimento o fate una domanda al pc, in quel caso avete bisogno di sapere un po’ di più quello che fate. Ma se qualcuno ha qualche pensiero e voi semplicemente l’ascoltate, questo è tutto quello che avete bisogno di sapere. Potremmo parlare anche di riconoscimenti ma in effetti se ascoltate semplicemente qualcuno che vuole comunicare, già significa molto.
Questa è la primissima cosa che volevo sottolineare.

A questo punto possiamo fare qualche esercizio, o dell’auditing, un auditing al di fuori di un particolare grado o livello sulla carta dei gradi, così andrà bene per chiunque riceverlo o darlo. Siete d’accordo?
Parlando di cose pratiche, so che sembrerà troppo semplice, ma voglio cominciare facendo in modo che tutti ascoltiate qualcuno. Quando ascoltate qualcuno l’atteggiamento può fare la differenza, per cui voglio parlarne.
Abbiamo spesso sentito un dato che è “non si dovrebbe dare compassione” e penso che questa particolare idea sia stata spesso mal duplicata, al punto che a volte chi l’ha applicata male ha generato un sacco di carica oltrepassata in altre persone. Ora, la compassione di per sé è un’emozione come lo sono altre. Potremmo per esempio creare una grossa questione sul fatto che non si debba essere collerici e potremmo ripeterlo frequentemente in modo che la gente pensi che la collera sia una cosa da evitare accuratamente. E penso che in qualche modo l’idea di usare compassione sia finita nella categoria di quelle cose che la gente evita di fare. Come ho già detto la compassione è semplicemente un’emozione, o a volte è un atteggiamento. Di per sé non è sbagliata. Ora, se avete lo scopo di aiutare veramente qualcuno, dare semplicemente compassione non sarebbe molto efficace. In altre parole: se qualcuno viene da voi e vi dice che c’è qualcosa che lo preoccupa e voi gli date solo compassione per poi andarvene lasciandolo lì con le sue preoccupazioni, quando invece avreste potuto fare qualcosa di più per lui, allora non avreste agito bene. Non per il fatto di essere stati compassionevoli, ma per non aver fatto altro. Ed è questo il punto che andrebbe enfatizzato. La regola dovrebbe essere riformulata così: “non date compassione quando non potete fare qualcosa di efficace”, oppure: “non limitatevi a dare compassione quando potete fare di più”. Il pericolo a cui si va incontro a causa della mis-applicazione del concetto di compassione è che negli anni tutti noi abbiamo contribuito a costruire un dato falso sul soggetto. Per un certo periodo sono arrivato al punto che quando qualcuno mi diceva qualcosa ero così attento a non dare compassione che finivo per trasmettere nessuna compassione, o peggio, che non me ne importasse niente. Ora, interessarsi ad una persona è una forma di responsabilità, che è collegata all’affinità: ti importa di qualcuno o di qualcosa che ti piace. Infatti penso che “mi importa” e “mi piace” siano tanto sinonimi che sia impossibile avere l’uno senza l’altro.
La ragione per cui ho detto questo è che quando farete questi esercizi voglio che non abbiate più i dati falsi che potreste aver assunto in passato.

Ora faremo il primo piccolo esercizio. Tutti ascolterete qualcuno e lo dovrete fare evitando l’atteggiamento di “nessuna compassione”. Sarà un po’ difficile (ride)… per dirla in modo positivo potete ascoltare una persona mostrando che vi importa di ciò che ha da dire, ma non voglio che sembri forzato o fasullo, voglio che lo facciate semplicemente e sinceramente. Dovete solo ascoltare, non dovete essere VGI o aggiungere qualche extra. E senza cercare di dare particolari riconoscimenti: stiamo solo occupandoci della parte di ascolto. Fate sapere di aver ascoltato attraverso il vostro atteggiamento naturale. Ad esempio, se qualcuno vi dice che si è rotto una gamba e che gli fa tanto male camminare, potete dire come la pensate, o rispondere “spero che almeno l’altra funzioni!” e cose del genere (ride). Ancora una cosa prima dell’esercizio, a proposito dell’idea di danneggiare qualcuno con l’auditing. In realtà è molto difficile che accada. Potete magari turbare qualcuno se non lo fate correttamente o se c’è disaccordo u cosa è stato fatto.

La seconda cosa di cui ci occuperemo è “motivi per cui non audire” e vedremo se riusciamo ad estirpare eventuali dubbi o paure di cosa potrebbe succedere se cercaste di audire qualcuno.
Quando sentii per la prima volta di Dianetics e Scientology qualche anno fa, e lessi libri e feci corsi di TRs eccetera, decisi che volevo fare l’auditor ma non lo dissi a nessuno per paura che mi dicessero che non avrei potuto, che non avevo ciò che serviva per farlo. E’ molto frequente che le persone abbiano timori o dubbi sul poter essere auditor. Quindi la seconda cosa che voglio che facciate è discutere di questi motivi.
Ora dividetevi in coppie…
…voglio che uno dica all’altro ciò che ha in mente, e che l’altro ascolti. Poi vi scambiate.
(fine primo esercizio)

Prima del secondo esercizio parliamo un po’ del riconoscimento. Qualcuno ha avuto problemi ad ascoltare o capire? Qualcuno ha avuto problemi di chiedersi se era stato sentito o capito? Tu? (ascolta una ragazza)
…sul non esprimere opinioni? Ti sei un po’ trattenuta? “Il tuo ginocchio rotto non è così grave come il mio…” (risate).
Ora, spero nessuno abbia usato un super rigido, troppo formale riconoscimento come “grazie”. Di solito un cenno della testa, un sorriso, sono spesso efficaci come riconoscimento. Uno dei miei preferiti è: “mi dispiace di sentirlo, spero che presto vada meglio” (ride).
Un riconoscimento è qualcosa che dite ad un’altra persona – beh, in realtà non significa necessariamente pronunciarlo a parole, per cui siamo più semplici – un riconoscimento è qualcosa che trasmette all’altra persona che avete capito cos’ha detto. Dovrebbe essere dato nel momento appropriato, non ogni tre parole. Quindi, avendo questo in mente, e volendo occuparci solo di ascoltare, senza usare TR1 o senza cercare di fare domande, voglio che vi dividiate di nuovo in coppie e che entriate nel soggetto riguardante cosa succederebbe se audiste qualcuno, o le ragioni per non essere coinvolti nell’audire qualcuno o, senza per forza parlare di auditing, cosa succederebbe se veniste coinvolti nell’aiutare qualcuno, per esempio. Perché questo è probabilmente un più basilare fondamento: non immischiarsi troppo negli affari altrui.
Quindi procediamo. Qualche domanda su ciò che vogliamo fare? Cioè: ragioni per cui non audire o per starne alla larga o le terribili cose che potrebbero succedere se uno audisse (ride), o le disastrose conseguenze di occuparsi di affari altrui? O forse le ancor più tremende conseguenze di sondare la mente di qualcun altro? (ride). Non so se sia peggio essere quello che viene sondato o quello che sonda. Suppongo dipenda dal tipo di mente in cui ci si sta introducendo…o dal tipo di sonda che state usando! (risate).
Tutto ciò mi fa venire in mente dei film dell’orrore, come Blob. Suppongo sia il genere di cose che rende spaventosa l’idea di entrare nella mente di qualcuno o nel suo passato, qualcosa come roba fantascientifica o mostri preistorici o l’idea di qualcosa che si nasconde nell’oscurità, nel più profondo di un engram di qualcuno o nella sua incoscienza, di qualcosa che possa venire a galla facendolo diventare un mostro con la bava alla bocca… o che faccia diventare voi un mostro che sbava! (ride).
Quindi l’idea è questa: occuparci di ogni possibile motivo per cui non audire o non aiutare qualcun altro.
Chi finisce può alzarsi e confrontarsi con altri che hanno terminato, in modo che gli altri abbiano la possibilità di finire e noi possiamo renderci conto di chi ha completato.
Ok? Bene! Andiamo!
(fine secondo esercizio)

Bene! Qualche difficoltà? Se qualcuno durante la giornata di oggi desidera che io commenti qualcosa che è emerso e che ritiene possa interessare lo scriva su un foglio e vedremo cosa potremo trattare.
Fine prima parte minuto 29.47.

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