Archivi del mese: gennaio 2015

GOING CLEAR

Siete Scientologist Indipendenti ? Pensate con la VOSTRA testa !

imagesIn questi giorni, negli Stati Uniti d’America , la Cof$ sta cercando disperatamente di non far pensare all’Elefante Rosa a più persone possibili.

Per altro Grandiosissima Tecnica di Successo per ottenere l’esatto contrario.

Purtroppo cio’ che ne va di mezzo, e’ anche la Filosofia originaria di Scientology, non solo il suo Management profondamente lontano dagli scopi originari.

Comunque, a 29 anni dalla presunta data fasulla della sua dipartita, non so se LRH sarebbe stato contento della strategia da struzzo del suo prodotto, la Cof$.

Se lo ricorda bene il momento dell’annuncio al mondo della “morte” di LRH, Ami Scobee, top Executive dell’epoca ( ora dichiarata )… In quanto, secondo la “Logica” malata del Nanetto da Giardino a Capo della Cof$, lei era sicuramente un S.P. in quanto suo ZIO, Comandante Francis R.Scobee aveva pensato bene di esplodere nell’alto dei cieli mentre decollava verso lo spazio con lo Space Shuttle Challenger ( http://en.wikipedia.org/wiki/Space_Shuttle_Challenger_disaster ) OSCURANDO  di fatto la notizia della morte di LRH.

Sicuramente comprare una pagina INTERA del NEW YORK TIMES e del LOS ANGELES TIMES per scrivergli sopra che il film documentario NON E’ ASSOLUTAMENTE VERO, renderà fieri i parrocchiANI dei loro soldi ben buttati dalla finestra…

Per fortuna che una Scientology libera al di fuori dei monopoli esiste, dove ti puoi addestrare, dove puoi salire lungo tutto il ponte… senza tutto ciò’ che di marcio c’e’ nella “Chiesa”.

goldfish jumping out of the water

Si apre oggi il Sundance Film Festival (22 gennaio – 1 febbraio) e tra i documentari in programma c’è “Going Clear“, il film che Alex Gibney (premio Oscar nel 2008 con “Taxi to the Dark Side oltre che regista di “Enron – L’economia della truffa”, “Mea Maxima Culpa: Silenzio nella Casa di Dio”, “We Steal Secrets: The Story of WikiLeaks”) ha dedicato alla controversa organizzazione religiosa Scientology.

Alla base del documentario diretto da Gibney c’è il saggio “Going Clear: Scientology, Hollywood and the Prison of Belief” scritto da Lawrence Wright nel 2007. Il film dedica naturalmente ampio spazio al fondatore di Scientology, L. Ron Hubbard, e mostra alcuni dei membri più famosi, come Tom Cruise e John Travolta, di un’organizzazione più volte accusata di abusi fisici e mentali ai danni dei fedeli.

«Credo che gli spettatori riceveranno dal film una vivida impressione di ciò che significa far parte di Scientology», spiega Gibney. Raccogliere i materiali non è stato semplice: delle numerose richieste di interviste, molte «sono state respinte, altre rimaste senza risposta o accettate a condizioni irragionevoli», aggiunge l’autore in un recente comunicato.

Fonte: The Hollywood Reporter / NY Times

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COME SI CREA UN LEADER

Siete Scientologist Indipendenti ? Pensate con la VOSTRA testa !
Una cosa che ultimamente mi viene proprio naturale fare e’
scavar a ritroso al fine di comprendere la natura o spiegazione, logica, di fatti – avvenimenti – abitudini.
L’etimologia o il primo postulato, la “Valenza”… “Vincente”… che ha indossato per raggiungere il SUO “Goal”.
Beh, sicuramente in primis sono rimasto affascinato del come mai le Porsche hanno l’avviamento a Sinistra….
Ma certamente cio’ che potete leggere sotto, vi ricorderà qualcuno….

Le moderne tecniche di propaganda – inclusa l’utilizzazione di immagini forti associate a messaggi semplici e diretti – contribuirono a proiettare Hitler dal ruolo di estremista poco conosciuto (nato non in Germania ma in Austria) a quello di candidato favorito alle elezioni presidenziali tedesche del 1932. Lo stile di questo cartellone è simile a quello dei poster creati per i divi del cinema dell’epoca. Cartellone prodotto per le elezioni del 1932; foto di Heinrich Hoffmann.
“Molti sono coloro che lo vedono [Hitler] come un modello, con una fede quasi commovente nelle sue doti di protettore, di salvatore, di colui che li libererà dalla loro disperazione”
-Louis Solmitz, insegnante di Amburgo, 1932.
Il forte desiderio della popolazione di avere leader politici carismatici costituisce sempre terreno fertile per l’uso della propaganda. Durante il periodo fortemente instabile della Repubblica di Weimar, i Nazisti sfruttarono questo desiderio per consolidare il proprio potere e rafforzare l’unità nazionale; essi raggiunsero questo obiettivo attraverso la campagna, accuratamente studiata, con la quale crearono l’immagine del capo del Partito Nazista, Adolf Hitler. La propaganda nazista favorì la rapida ascesa del Partito e dei suoi dirigenti prima a una posizione di potere politico e, poi, al controllo della nazione intera. In particolare, il materiale prodotto per le campagne elettorali a partire dagli anni ’20 e per tutti gli anni ’30, insieme ai materiali visivi dal forte impatto e le apparizioni publiche attentamente orchestrate, collaborarono a creare il “culto del capo” intorno ad Adolf Hitler, la cui fama crebbe essenzialmente grazie ai discorsi che egli pronunciò ai grandi raduni di massa, alle parate e alla radio. Nel costruire il personaggio pubblico, i responsabili della propaganda Nazista dipinsero Hitler a volte come un soldato pronto all’azione, altre volte come un padre e, infine, persino come un messia giunto a riscattare il destino della Germania.
Tecniche moderne di propaganda – incluse immagini forti accompagnate da messaggi semplici – aiutarono a proiettare Hitler dal ruolo di piccolo estremista poco conosciuto (oltretutto nato in Austria e non in Germania) a candidato principale alle elezioni presidenziali tedesche. Durante la Prima Guerra Mondiale il giovane Hitler, che era stato nell’esercito e aveva combattuto al fronte dal 1914 al 1918, venne fortemente influenzato dalla propaganda usata in quel periodo. Come molti altri, Hitler credeva fermamente che la Germania avesse perduto quella guerra non perché sconfitta sul campo di battaglia, ma a causa della propaganda nemica. Egli pensava che i semplici e chiari messaggi con i quali i vincitori di quel primo conflitto mondiale (Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Italia) avevano inondato la Germania, avessero dato coraggio alle truppe nemiche, sottraendo contemporaneamente ai Tedeschi il desiderio e la forza di continuare a combattere. Hitler comprendeva assai bene il potere di certi simboli, di certa oratoria e di certe immagini, perciò creò slogan politici in grado di raggiungere le masse in modo semplice, concreto ed emotivamente accattivante.
Dal 1933 al 1945, la pubblica adulazione di Adolf Hitler costituì un elemento costante della vita tedesca: i responsabili nazisti della propaganda dipinsero il loro capo [il Führer] come la personificazione della Germania e come un uomo che emanava forza da un lato e devozione cieca alla patria dall’altro. I pubblici annunci, che venivano trasmessi ripetuttamente, rinforzarono poi l’immagine di Hitler come colui che avrebbe riscattato una Germania umiliata dai termini del Trattato di Versailles (con il quale si era conclusa la Prima Guerra Mondiale). Il culto di Adolf Hitler fu un fenomeno di massa deliberatamente creato e coltivato dai dirigenti del Nazismo: sia i responsabili della propaganda che i numerosi artisti arruolati tra le loro fila disegnarono ritratti, poster e busti del Führer, che vennero poi riprodotti in grandi quantità e distribuiti sia nei luoghi pubblici che nelle abitazioni private. Contemporaneamente, la casa editrice del Partito Nazista stampò milioni di copie dell’autobiografia politica di Hitler, Mein Kampf (La Mia Battaglia) molte delle quali in edizioni speciali, come ad esempio quelle realizzate apposta per le coppie appena sposate o le edizioni in Braille per le persone non vedenti.
La propaganda nazista celebrava Hitler come statista geniale che aveva portato stabilità al paese, creato posti di lavoro e restaurato la grandezza della Germania. Durante gli anni in cui il Partito Nazista rimase al potere, i Tedeschi furono obbligati a dimostrare pubblicamente la propria fedeltà al Führer, a volte in forme semi-rituali come, per esempio, il saluto Nazista o la frase “Heil Hitler!”, cioè la formula che si doveva usare quando si incontrava qualcuno per strada, ribattezzata poi “Saluto Germanico”. La fede cieca in Hitler contribuì a rafforzare il senso di unità nazionale, mentre il rifiuto ad adattarsi a tali dimostrazioni di devozione venne visto come evidente segno di dissenso, fatto questo che assumeva anche un peso particolare in una società dove qualunque critica esplicita al regime, e ai suoi capi, poteva portare all’arresto e alla detenzione.
 Dal sito: http://www.ushmm.org/

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