Una Tesi da 110 e lode, quattordicesima parte

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Capitolo 3 – L’identità, l’autorità e l’autenticità di Scientology in rete.

 

Per analizzare l’identità di Scientology nel mondo online, mi rifarò a un saggio di Mia Lövheim presente nella raccolta “Digital Religion[1]”.

In questo saggio si affronta in generale lo sviluppo degli studi sull’identità con l’avvento di Internet, per poi fare un focus sul modo in cui questi studi siano integrati nel contesto più specifico dell’identità religiosa.

Farò riferimento alla sezione del saggio definita “critical empirical studies”; cito testualmente:

 

“Cowan describes three varieties of online performance of identities. While for some individuals online religious identity is a ‘mask’ or performance that is primarily presented online, others use the web more ad an additional venue for their religious identity and integrate religious elements as part of their identities. Still others use the Internet to present themselves as spiritual experts or guides for others, in this way claiming an authoritative position. The fact that these online ‘instant experts’ may bypass traditional authorities or commercialize knowledge recirculated from the wider religious community often creates tensions with the traditional process of collective identity formation[2]”.

 

Heidi Campbell nell’introduzione allo stesso testo parla in questo modo del saggio:

 

“Mia Lövheim investigate show the Internet has been framed as a site of identity construnction, negotiation, and performance, offering unique opportunities and challenges for individuals and religious groups.

Within the study of identity a key concern is how individuals link their online and offline identities in the ways in which they use digital media. Lovheim suggests that scholars need to contextualize claims about religious identity on the Internet within broader understandings of the processes of social and cultural transformation at work within late modern society. She concludes that scholarship demonstrates that religious identity online is not that different nor completely disconnected from religious identity in everyday offline life. This means that, while the Internet enhances the possibility that individuals may practice religion outside institutional contexts, digital media also provide a space for anchoring one’s religious identity and helping one connect the online and offline in order to find and negotiate personal meaning in everyday life[3].”

 

La mia ricerca su Scientology nel web mi ha portato a prendere atto di un fatto: l’identità religiosa di uno scientologo è qualcosa che si costruisce online nello stesso modo in cui lo si fa contemporaneamente nel contesto offline.

Riguardo questo è da notare e analizzare la differenza che intercorre nel modo in cui si presenta la propria identità online e la questione dell’anonimato.

Nel caso della Scientology ortodossa ci troviamo di fronte due tipi di comportamenti:

 

  • Se si tratta di persone che occupano una posizione amministrativa importante all’interno della Chiesa, si tende a presentare la propria identità con nome, cognome, e ruolo;
  • Se si tratta di persone che scrivono su siti o blog privati ci troviamo di fronte a due atteggiamenti: chi essendo una personalità nota si firma con nome e cognome, e chi preferisce celare la sua identità dietro nickname o nomi che non rendono possibile un’identificazione.

 

La scelta di celare la propria identità o meno è sempre molto libera, e la cosa interessante è che le persone all’interno dei gruppi sembrano essere al corrente della realtà offline di ogni nickname.

La stessa cosa avviene anche nel mondo Indipendente: ognuno sa chi si cela dietro i nickname degli altri proprio perché si tiene sempre molto in considerazione il contesto offline celato dietro il blog o il sito.

Anche tra gli indipendenti la scelta di utilizzare o meno un nickname è libera, anche se molti scelgono di presentarsi con il proprio nome e il proprio cognome proprio per testimoniare il loro essere indipendenti in modo deciso, mentre altri preferiscono utilizzare nickname per evitare ritorsioni personali.

Un esempio è quello di Duccio, il ragazzo vicino alla realtà delle Ron’s Org: lui iniziò il suo ingresso nella comunità indipendente presentandosi nei commenti sempre con nome e cognome, ma in seguito decise di cambiare approccio essendosi reso conto che un eventuale datore di lavoro avrebbe potuto trovare informazioni sul suo legame con Scientology.

Credo di poter affermare che per gli scientologi l’identità mostrata online è uno specchio dell’identità religiosa offline, e soltanto in alcuni casi essa rispecchia una differenza: ci sono persone che preferiscono celare la propria identità religiosa di indipendente per eventuali ripercussioni da parte della Chiesa, poiché non si sono mai dichiarati e continuano la loro vita offline mantenendo una copertura. Le ragioni di questo atteggiamento vanno ricercate nel fatto che una dichiarazione di indipendenza sarebbe la causa di una disconnessione da parte dei famigliari all’interno della Chiesa.

In questi casi l’identità online rende possibile praticare liberamente la propria scelta spirituale ed è qui che i new media rappresentano una via di espressione che rende possibile quello che offline sarebbe dannoso o ostacolato.

Ma ora credo sia giunto il momento di affrontare un tema: abbiamo avuto modo di parlare della figura di Richard, lo scientologo indipendente che si cela dietro questa identità fittizia, che collabora attivamente con Paolo nella creazione di nuovi livelli OT.

Dell’identità offline di Richard nessuno sa nulla, gli stessi indipendenti che più di una volta hanno dimostrato di essere i promotori dello sviluppo concreto di una realtà offline articolata, accettano la sua presenza e il suo anonimato.

Se leggiamo Richard come un fenomeno, non stupisce che sia un fenomeno appartenente agli anni 2000 e all’avvento della “Indie Scientology” in rete.

In molte occasioni Francesco pubblica sul suo blog gli interventi di Richard e i messaggi che esso vuole trasmettere agli indipendenti.

Nella home del blog di Francesco è possibile scorgere anche un estratto dell’OT X elaborato da Richard che ha concesso di pubblicare[4].

 

Lui ha comunicato con gli altri sempre unicamente via e-mail, nessun altro mezzo è stato utilizzato se non e-mail; e a quel che sembra è in contatto solo con il blog La reception e con la figura di Paolo, con il quale collabora per la creazione di nuovi livelli OT.

A mio avviso Richard rappresenta un perfetto esempio di come l’identità online possa essere così forte da creare delle profonde fratture nell’autorità tradizionale della Chiesa di Scientology.

E’ indubbio che Richard e Paolo rappresentino i punti di riferimento per chi segue il blog La reception, e rappresentino anche le figure che sono prese come i detentori dell’autenticità dei testi e delle pratiche.

La rete e i nuovi media hanno reso possibile che una persona la cui identità resta anonima e una persona con cui collabora siano diventati dei leader, con una velocità inimmaginabile anni prima.

A mio avviso la figura di Richard conferma ciò che Pauline Hope Cheong riporta nel suo saggio presente in “Digital Religion[5]:

 

“Authority is performative and discursive, involving persuasive claims by leaders to elicit an audience’s attention, respect, and trust. Religious authority thus can be approached as an order and quality of communication, which in an electronic age is media-derived and dynamically constructed […] Early studies proposed that the Internet was a distinct and conductive “third space” for spiritual interaction, and that new flows of religious information and knowledge posed corrosive effects on the influence and jurisdiction of traditional religious authorities.”

 

La stessa autrice parla di come ci siano due opinioni riguardo all’autorità e Internet:

 

  • La religione online è una vibrante alternativa con un potenziale rivoluzionario per alterare il modo in cui la fede è concepita e praticata;
  • Internet sfida l’autorità espandendo l’accesso alle informazioni di carattere religioso in un modo che può minare la plausibilità della struttura di un sistema religioso[6].

 

Personalmente interpreto la comparsa di Richard alla luce del secondo punto di vista, il quale mi aiuta a dare una spiegazione migliore di tutta la faccenda dell’approccio di Scientology ai nuovi media.

Internet per la Scientology ortodossa “is viewed as a danger to religious authority because it presents potentially oppositional information that negatively affects the credibility of religious institutions and leadership[7]”.

Per combattere questo minare la propria autorità, la stessa Chiesa ha deciso di affrontare il problema utilizzando il web come uno strumento di contrattacco; ma non è bastato a rendere inoffensivi i blog degli indipendenti.

Infatti “Barker suggested that the Internet can undermine “the strong vertical authority structure” and provide “an alternative source of information to be disseminated by the movement’s leaders and enable this to be communicated through horizontal networks[8]

Come abbiamo avuto modo di accennare prima, Paolo e Richard rappresentano i punti di riferimento per l’autenticità della tecnologia di Hubbard.

Questi due indipendenti hanno anche cominciato a creare una loro serie di testi dei livelli OT da sostituire a quelli della Chiesa, considerati aberrati; creando una specie di “autenticità riformata”.

Questa modalità di rapporto tra testi e comunicazione può essere spiegato attraverso uno schema della comunicazione online riportato da Enzo Pace nel suo libro “La comunicazione invisibile”.

Secondo l’autore la comunicazione delle religioni in Internet è caratterizzata da un ciclo suddiviso in quattro fasi:

 

  • La parola viva all’origine stessa di una religione;
  • La parola data all’origine di un sistema di credenze che comunica il messaggio originario;
  • La comunità della parola data che ne fa memoria e che la trasmette nel tempo, comunicandola di generazione in generazione;
  • La comunicazione della parola data diviene oggetto di una comunicazione assistita via computer[9].

 

Aldilà dei limiti insiti in un modello quando applicato alle scienze umane, la quarta fase descritta rappresenta in pieno l’oggetto in esame.

A mio avviso le modalità di comunicazione all’interno del web hanno profondamente influito sulla crescita esponenziale dei movimenti indipendenti, e hanno portato alla nascita di numerosi nuclei di credenza.

L’esempio del caso da me affrontato sarà una linea guida da seguire per dimostrarne la validità.

Il passaggio da Scientology ufficiale a “Richard”, inteso come fenomeno, ha seguito questo schema:

 

  • Hubbard e i suoi scritti;
  • Hubbard che standardizza il suo corpus di testi, con l’aiuto anche di altri come abbiamo avuto modo di vedere;
  • L’organizzazione di Scientology come Chiesa con una precisa gerarchia verticale;
  • Scientology in rete sia come bersaglio delle critiche, che come promotrice della sua stessa dottrina.

 

A questo punto il movimento indipendente ricrea un ciclo:

 

  • Le critiche a Scientology e le testimonianze sono diffuse in rete rendendole ampiamente accessibili;
  • Le persone che ritengono la tecnologia di Scientology un qualcosa di positivo creano un loro corpus di testi e articoli in rete tramite blog e siti;
  • Si cominciano a formare dei nuclei di indipendenti con degli articolati network sociali, anche con opinioni diverse riguardo la tecnologia;
  • Il loro essere online porta al fenomeno “Richard”, dove una persona nel completo anonimato, discutendo in maniera libera del materiale di Hubbard, comincia a sviluppare dei propri testi collaborando con altri indipendenti.

 

Tutto questo a mio avviso rappresenta un “case study” emblematico all’interno degli studi storico-religiosi e antropologici sul mondo dei nuovi media e il loro rapporto con la religiosità; e proprio per questo merita un’attenzione particolare.

Nel caso specifico di Scientology, queste dimensioni sono spesso state ignorate o passate in secondo piano, motivo per cui ritengo sia interessante continuare in futuro le ricerche riguardo temi così trascurati.

 

[1] Lövheim Mia, Identity, in Campbell A. Heidi, Digital Religion, Abingdon, Routledge, 2013, pp. 41-56.

[2] Lövheim Mia, Identity, in Campbell A. Heidi, Digital Religion, Abingdon, Routledge, 2013

[3]Campbell A. Heidi, Introduction, in Campbell A. Heidi, Digital Religion, Abingdon, Routledge, 2013  pp. 13

[4] https://lareception.wordpress.com/2014/10/08/richard-parla-di-esteriorizzazione/

[5] Pauline Hope Cheong, Authority, in Campbell A. Heidi, Digital Religion, Abingdon, Routledge, 2013, pp. 74

[6] Ibidem, p. 75.

[7] Ibidem, p 76.

[8] Ibidem, p. 83.

[9] Pace Enzo, La comunicazione invisibile, Torino, Edizioni San Paolo, 2013, p. 93

continua …

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