Completamento di OT V, un successo indipendente

 

 

Quest’anno Santa Lucia,

oltre a portare cose buone ai buoni e carbone ai cattivi,

ci ha donato questo bel successo di A.

che ha completato OT V nel campo indipendente.

Grazie A. per voler condividere con noi queste tue nuove consapevolezze.

Che siano di sprone per tutti quanti gli esseri di buona volontà!

 

 

Grazie a Scientology Libera ho potuto continuare il mio percorso spirituale verso stati più elevati di esistenza e di consapevolezza. Ho fatto e attestato questo OTV in modo perfetto, con un auditor e un C/S che mi hanno accompagnato con particolare empatia e senza inutili zavorre. Ho praticamente volato in questo procedimento. È stato un percorso pieno di realizzazioni e di successi insperati.

Ora quando mi trovo in un posto affollato, quando cammino in mezzo alla gente non provo più quel sottile senso di estraniamento e di smarrimento. Ora, riesco a vedere il volto nascosto della folla. Mi parla il volto nascosto di ognuno che mi viene incontro, o quello di chi sta camminando insieme a me. Ora so che non sono più sola, e non temo più di trovarmi sperduta e disorientata in uno spazio sconosciuto.

È stata una lunga ricerca sulla traccia e nel tempo, la mia, attraverso filosofie varie, guide spirituali, religioni e culti esoterici per trovare la via d’uscita verso la strada di casa, per afferrare quel filo di Arianna che porta fuori dal labirinto.

Le mie percezioni sono a 360 gradi sempre, e la mia attenzione può scorrere libera dove voglio, senza essere catturata da qualcosa d’imponderabile. Non c’è più in me il dubbio che possa esserci una mancanza di dati, o il mistero. Si tratta solo di un gioco. Il mistero è solo un’incapacità di osservare. È solo una semplicità resa complicata, a volte resa contorta e manipolata per avere una maggiore randomity.

È stato fantastico vedere, durante il procedimento, che come aumentava la mia consapevolezza, si ampliava anche la mia responsabilità nei confronti delle persone e delle dinamiche. Non solo mi sentivo più causa, ma ero sempre più disposta a diventarlo. Mi sono resa conto di aver raggiunto certi obiettivi importanti, e di aver chiuso molti vecchi cicli rimasti aperti da un tempo infinito.

Con questo OTV ho raggiunto molto di più di quanto avessi sperato.

Ho capito che una delle aberrazioni fondamentali per quanto mi riguarda, era quella di aver cercato di risolvere i problemi facendone not-is. Fare not-is di qualcosa significa congelare un alter-is, vuol dire usare la forza e dunque l’energia. Continuando a comprimere quell’energia, non solo non risolvevo la cosa, ma le masse venivano sempre più caricate e diventavano sempre più solide. Il fatto di imporre la mia realtà, non solo creava una rottura di ARC, ma aveva nascosto del tutto la cosa alla mia vista. Così mi sono ritrovata fuori comunicazione con l’ambiente e con la vita. Quello che stavo facendo era un overt di cui ero inconsapevole. Ho capito che era questo che mi faceva sentire sbagliata, era perché  stavo commettendo degli overt, anche se inconsapevoli.

Dare retta significa dare attenzione, riconoscere l’esistenza delle cause della vita. A volte non si dà retta per i motivi più stupidi, perché si è distratti, o perché si ritiene che ci siano cose più importanti di cui occuparsi o preoccuparsi. Ora so che solo con la comunicazione, solo con una ARC completa si può dissolvere qualunque problema. Solo con l’ARC si può dissolvere la massa.

 

Durante l’auditing è successo qualcosa che mi ha fatto capire quanto sia importante chiedere scusa in certi casi. È un’abilità importante essere capaci di scusarsi. Chiedere scusa non è solo un fatto di buona educazione per una migliore convivenza civile. È qualcosa di diverso, qualcosa di più. Qualcosa che ti porta in modo semplice a riannodare i fili di una comunicazione, di un rapporto, di un amore, che s’erano bloccati, e interrotti. È come pulire il vetro di una finestra appannata e scoprire che c’è un mondo là fuori, che c’è un paesaggio che non s’era mai visto prima. Ho capito che saper chiedere scusa può abbattere i muri che impediscono ai flussi theta di scorrere liberi.

C’era sempre stata in me una certa remora ad ammettere di aver sbagliato o frainteso qualcosa. Magari per un falso orgoglio, o perché mi sembrava un’umiliazione. In realtà, chiedendo scusa, accade qualcosa di magico, accade anche qualcosa a livello tecnico. È come se il ridge si sciogliesse.

Da tanto tempo mi portavo dietro delle ansie e dei turbamenti che non ero mai riuscita a capire con chiarezza. Da una parte desideravo di poter vedere le cose con distacco, in modo sereno e analitico, ma per il fatto che ci fosse una distanza, questo allontanamento mi procurava sgomento e senso di perdita. Era come se nella parola stessa ci fosse un’intrinseca dicotomia. Due punti di vista contemporaneamente. È stata una grande vittoria essere riuscita a capire che non si perde nulla, che non è la cosa che si allontana. Niente si perde, al contrario tutto può essere visto da un’ottica superiore, tutto può essere ricreato.

La mia visione della realtà è cambiata. Non esiste più un al di là e un al di qua, non c’è più questa divisione, questa incomunicabilità tra il mondo spirituale e quello materiale. È come se fosse caduto quel muro, quella barriera che nel mondo celtico si apriva solo in un particolare giorno dell’anno. Non esiste più per me una cesura, una soluzione di continuità tra il mondo dei morti e quello dei vivi. Nel teatro della vita c’è chi entra in scena, e chi esce, e chi resta tra le quinte. Si può scendere in campo o uscire dalla partita, o restare inerte in panchina, ma si è sempre dentro il gioco di quest’universo.

Per ora, in mancanza d’altro, forse questo è davvero il migliore dei mondi possibili e non serve a nulla farsi bruciare sul rogo per sostenere le proprie opinioni. Penso a tutti quelli che nella CofS mi hanno aiutato con umana solidarietà, anche contro assurde direttive calate dall’alto. Li ringrazio e auguro loro tutto il bene possibile, e se le cose non vanno bene, di non perdere la speranza, c’è sempre Scientology Libera…

Ringrazio il mio carissimo auditor, dotato di grande sensibilità e intelligenza. Un grazie di cuore al C/S che mi ha seguito con affettuosa attenzione e disponibilità. Grazie a loro ho potuto così guardare cosa c’era nel fondo di quel pozzo nero, che in sostanza nasconde solo le più semplici verità. Sempre e per sempre un grazie infinito a Ron e al regalo che ci ha fatto con la sua lunga e faticosa ricerca.

 

A.

 

 

 

49 commenti

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49 risposte a “Completamento di OT V, un successo indipendente

  1. Luigi Cosivi

    Veramente un bellissimo successo, e non artefatto dalla necessità di cavarsela nell’attestazione, si sente il tuo cuore, te essere theta, brava e bravi quelli che ti hanno aiutata.

  2. Diogene

    A A A Arieccola! Grande A.
    Ci avevi incantato a settembre… ora – è solo dicembre – ci regali una cornucopia di saggezza, cristalli di elegante armonia: la tua nuova visione del mondo, più lieve e più intensa.
    Complimenti. Sono tanti i temi che hai toccato ed esposto, riconciliando la mente con lo spirito.
    Sono questi bei risultati, sinceri come i tuoi, che fanno sperare ancora in una scientology onesta ed efficace.
    Perciò un encomio va a chi si è impegnato a renderla possibile.

    • luciano visconti

      Non sono uno Scientologo provetto ma sono contento se stai bene e godi del vivere .Dopo quello che ti a scritto Diogene detto il sunia + non mi sento di aggiungere altro,tranne “ma ora il formaggio con le pere é buono come prima o le mei? Goditi le feste.

      + sunia=. Grasso .

      • Diogene

        L’è mei, certo che l’è mei… (sei un bravo poliglotta, Luciano, ma se uno non è lombardo, che capisce?)
        E a proposito di capire, prendo l’epiteto “sunia” come un complimento a scopo esornativo, ma non vorrei creare altri misunderstanding negli aficionados del blog, quindi che c’azzecca coi sunì del Lac de Lec? Erudiscimi, please…

        • luciano visconti

          @ Diogene
          Ho molta stima per quello che scrivi e mi farebbe molto piacere confrontarmi con te. Se uno sottopeso ti legge alla fine ingrassa era per dire con un slang
          scrivi grasso ,scrivi benissimo era un complimento.Scrivi in modo scientologicamente corretto ma sei il meno “allineato”‘ed ho la netta sensazione che tu abbia fatto un ottimo percorso al di fuori del perimetro.Mi piacerebbe sapere il tuo pensiero sul Thetan,la via ,l’illuminazione ( Enel) é chiedere poco,ma se ti va.

          • Diogene

            Niente di grave, Luciano. Avevo intuito che si trattava di una specie di complimento, ma non avevo mai sentito quel modo di dire, né in bresciano né in bergamasco (mie lingue madri) e questo curioso fraintendimento ci fa capire quanto sia “vitale” l’utilizzo di vocaboli appropriati quando esterniamo i nostri pensieri. Mi rendo conto che a volte esagero nella “coloritura” delle mie frasi, ma la scelta delle singole parole per me è importante e quello che metto per iscritto l’ho prima ben maturato e poi ben definito. Faccio così perché ho rispetto di
            chi legge e, inversamente, ho molta stima di chi scrive bene.
            Mi spiego meglio: non penso che chi scrive bene “ne sa di più” ma semplicemente che “sa esprimersi in un modo adeguato” ad una corretta comunicazione. Non è una mia fissazione, è la vita sociale che lo esige.
            A questo punto dovrei aprire una parentesi su come in Scn la definizione delle parole venga portata fino ad una estrema strumentalizzazione che consiste nell’accettazione acritica di termini “tecnici”, definiti a priori senza possibilità di verifica, in modo tale che passino anche i concetti che stanno alla base di una “cultura” comunitaria. In pratica si finisce per accettare che “è così perché è così” e la tragica conseguenza si ha quando si scopre che quello che doveva essere “così” nella realtà dei fatti così non è.
            E’ vero, Luciano. Scientology mi ha accompagnato per più di metà della mia vita e ne ho fatto parte con interesse e fin troppo slancio, ma non sono mai stato talmente “dentro” da dimenticare che i miei “successi” dovevano trovare riscontro nella vita di tutti i giorni, non solo come “realizzazioni” nella mia testa. E non sto qui a raccontare la mia storia, ma se dovessi sintetizzare in due frasi il mio percorso, direi che non ero stupido prima di conoscere scientology e che non sono stupido neanche adesso. Scn mi ha dato, Scn mi ha tolto: siamo pari. Io sono quello che sono, Scn è quello che è. Nel bene e nel male. Non mi ha deluso del tutto, ma non mi ha convinto fino in fondo. Questo non significa che ho bisogno di prove per credere a quello che osservo da me stesso. Mi basta sapere.
            Apprezzo gli sforzi di tutte le persone di buona volontà e so che ce ne sono tante anche tra gli scientologi, perciò appoggio il gruppo che conosco meglio, che salva il salvabile dal declino di una finta chiesa.

        • luciano visconti

          @ Diogene
          É tutto condividibile quello che dici,siamo in sintonia personalmente non sono un erudito ma nemmeno ignorante mi é chiaro che piu tecnica usi comunichi e arrivi nel migliore dei modi a chi riceve.Io sono piu istintivo,quello che arriva lo scrivo,non penso a cio che scrivo scrivo senza ponderare senza riflettere .Certo gli strumenti x scrivere un po li conosco ma intuito e spontaneità sono piu a me affini. Alcune volte vi leggo ,e gia mi viene la battuta ola frecciatina istantanea e la scrivo.Se ghem de fa me pias es in sce e ognu le chel che le’*

          * Cosa dobbiamo fare,mi piace essere cosi e poi ognuno é cio che é.
          Te salude e salude tuta la Reception anche il me censur preferit.Ciao

          • luciano visconti

            @ Diogene
            Non hai avuto voglia o erano troppo personali le mie ultime tre domande.

          • Diogene

            @ Luciano
            Mi chiedi cosa penso del Thetan, della Via e dell’Illuminazione.
            Thetan è il nome (preso dalla terminologia matematica) che LRH ha applicato a quella Unità Vitale più genericamente conosciuta come Spirito, l’entità astratta che le religioni hanno cercato di definire fin da quando l’Uomo divenuto senziente è diventato anche componente di una qualche Società, che in quanto tale ha accettato regole unitarie di comportamento e basi mistiche a sostegno della supremazia di capi e sacerdoti, delegati ad amministrare la vita degli individui, cioè corpi e spiriti, due unità indissolubili fino alla morte, casualità quest’ultima che è da sempre immersa nel mistero e quindi fonte di ogni speculazione.
            Ogni religione ha detto la sua (ridicolizzando o eliminando quella precedente) e anche Scn sostiene di essere una religione in quanto si occupa dello Spirito descritto col nome di Thetan nelle sue Scritture.
            Un uomo della strada come me ha una risposta semplicissima:
            lo Spirito è ciò che io sento di essere, ciò che sono io più ciò che riesco a vedere corrisposto negli altri esseri viventi.
            Dunque, la Via persegue un obiettivo pretestuoso: Conoscere Se Stessi.
            Per questo motivo veniamo attratti da ogni sorta di “religione” antica o moderna che prometta una definitiva “Illuminazione” sui misteri della vita e della morte, ma soprattutto su quanto siamo “buoni” o “cattivi” in relazione alla nostra Libertà (e diritto naturale) di Essere, Fare ed Avere.
            Purtroppo, a quanto pare, una vita è troppo breve per capire tutto della vita. Ma finché non la vivi, come fai a capirla? Allora mettiamoci qualche “al di là”, una qualche ipotesi che ci rimetta in gioco.
            Si può credere in un Dio, in qualche scienza o in qualche filosofia, ma la cosa migliore è credere in se stessi. Né per superbia, né per ignoranza, ma per coerenza alla propria natura spirituale. E in un contesto di caccia alle streghe, questo resta forse l’unico modo per non venire tacciato di eresia. Forse.

  3. Marco

    Interessante questo successo di “A” .
    Soprattutto in questa parte (che quoto qui sotto) che mi ha preso l’attenzione… perché proprio in questi giorni stavo rileggendo (en passant) una conferenza di LRH, che… diceva quello che è una parte del successo scritto dalla nostra nuova OT5.
    Copio/incollo la conferenza perché mi sembra interessante rileggerla e per dare un riconoscimento a questo successo.

    Complimenti.

    Con questo OTV ho raggiunto molto di più di quanto avessi sperato.
    Ho capito che una delle aberrazioni fondamentali per quanto mi riguarda, era quella di aver cercato di risolvere i problemi facendone not-is. Fare not-is di qualcosa significa congelare un alter-is, vuol dire usare la forza e dunque l’energia. Continuando a comprimere quell’energia, non solo non risolvevo la cosa, ma le masse venivano sempre più caricate e diventavano sempre più solide. Il fatto di imporre la mia realtà, non solo creava una rottura di ARC, ma aveva nascosto del tutto la cosa alla mia vista. Così mi sono ritrovata fuori comunicazione con l’ambiente e con la vita.

    Conferenza del 20 luglio 1954
    Considerazione, meccaniche e la teoria alla base dell’istruzione

    “Voglio parlarvi ora della teoria fondamentale che sta alla base dell’istruzione e dell’insegnamento. Voglio trattare piuttosto rapidamente alcuni argomenti che potrebbero essere di qualche importanza per voi. Potremmo dire che questo sia del materiale dimostrabile, una dottrina o quello che è, comunque lo si voglia chiamare.

    Il primo è che le considerazioni sono superiori alle meccaniche rappresentate da spazio, energia e tempo.
    Le considerazioni sono superiori a queste cose.

    Queste meccaniche sono il prodotto di considerazioni sulle quali esiste un accordo, considerazioni che la vita condivide.

    La ragione per cui abbiamo spazio, energia, tempo e oggetti è che la vita ha formulato un accordo su certe cose, e tale accordo su certe cose ha prodotto una solidificazione, per così dire, dell’accordo. E così il materiale su cui si è formulato l’accordo risulta a questo punto alquanto osservabile. È molto, molto osservabile per noi.

    Si tratta sempre, fondamentalmente, di considerazioni, ma a causa del fatto che sono cose su cui si è formulato un accordo, esse risultano molto osservabili.

    Potete, tra l’altro, avviare qualcuno ad un accordo. Potete fare in modo che egli entri in accordo con qualcun altro a proposito di qualcosa.
    Potete costruire un fatto reale in questo modo.

    Io l’ho fatto in via sperimentale con un gruppo. Ci abbiamo girato e rigirato attorno, in un primo momento per gioco, e poi in misura sempre maggiore: c’erano solo delle meccaniche splendidamente in azione.
    Le persone del gruppo si mettevano d’accordo le une con le altre sul fatto che ci fosse una sedia nel bel mezzo di una stanza completamente vuota. Quando ebbero finito, alla fine videro la sedia. Curioso.

    Questo è il modo in cui è formato questo universo, per quanto ne sappiamo.

    Le meccaniche hanno acquistato una tremenda importanza per l’uomo e sono diventate così importanti da essere più importanti delle sue considerazioni.
    “Non importa quello che tu pensi!” Capite?
    In altre parole, le meccaniche rappresentate da spazio, energia, oggetti, tempo, stanze, case, terra, spazio – qualsiasi cosa del genere – elettricità, sapone Ivory… Queste cose hanno un valore maggiore delle considerazioni dell’uomo.

    In altre parole l’uomo ha sperimentato un’inversione.

    Avendo mantenuto per così tanto tempo l’accordo che quelle cose possedessero una tale solidità, egli si ritrova ora al disotto del livello dell’accordo così formulato, e perciò le sue considerazioni non possiedono, a quanto pare, lo stesso potere che possiede il suo ambiente immediato.

    Questo è ciò che sopraffa la capacità di un uomo di agire con libertà nell’ambito delle meccaniche. Egli non riesce ad agire liberamente nell’ambito delle meccaniche, sebbene sia stato lui ad inventarle, perché le sue considerazioni “fanno ora meno colpo” delle meccaniche con cui sta operando.

    In altre parole, l’accordo è più solido delle sue nuove considerazioni.

    Quindi, fa una nuova considerazione e s’imbatte nelle meccaniche dell’esistenza: spazio, energia, oggetti, tempo, gli accordi che ha stretto con le persone e così via.

    La meta del processing è di portare un individuo ad essere in una comunicazione così completa con l’universo fisico da ricuperare il potere e la capacità di formulare i propri postulati.

    D’accordo, scopriamo che l’individuo si trova in uno stato d’inversione. Ovvero, le sue considerazioni hanno meno valore del muro che gli sta davanti: L’obiettivo del processing è semplicemente quello di metterlo in comunicazione con il muro che gli sta davanti, in misura sufficiente da permettergli di vedere che gli sta davanti un muro – questo è necessario, capite? – e di salire le scale, per così dire, e arrivare a rendersi conto di ciò che i suoi postulati hanno creato.

    Giunto a quel punto, può continuare a salire e può portarsi a un livello in cui le sue considerazioni sono di nuovo più importanti delle meccaniche.

    Vedete, le meccaniche lo intralciano così tanto, sono delle barriere così osservabili, che egli ha perso familiarità con esse.

    Ora, può forse sembrare che non sia assolutamente necessario operare in questo modo. E che in realtà quello che si dovrebbe fare è di far cambiare idea ad un individuo in misura sufficiente da ottenere, tutt’ad un tratto, un individuo che può cambiare idea… ma non funziona in questo modo.

    La cosa non è realizzabile in questo modo, punto e basta.

    Per realizzarla bisogna mettere un individuo in completa comunicazione con l’ambiente – con questo suo solido accordo, chiamato realtà – metterlo in completa comunicazione con quello, e poi, quando ha smesso di temere quello, dimostrargli che può cambiare idea.

    Ma se non si supera la sua cecità, la sua irrealtà su qualcosa a cui ha già dato il suo accordo, gli si fanno violare i suoi stessi accordi.
    Gli si fanno combattere i propri accordi.

    Ha dato l’accordo che esistesse un muro, quindi ecco esistere un muro.
    E poi gli si fa combattere questo accordo e dire: “Non esiste nessun muro”, e via dicendo.
    In altre parole, sta combattendo i propri postulati. E quindi i suoi postulati sono, di conseguenza, molto deboli poiché il muro esiste perché è un suo postulato. E ora, senza disfare quel postulato, cerca di cambiare idea e dire: “Non esiste nessun muro. Non esiste nessun muro”. Ma un muro lì c’è eccome.

    Questo è lo stato in cui troviamo il 99 virgola 89 e mezzo per cento dei nostri preclear: Hanno dato il loro accordo sul fatto che esista un universo fisico e dopo aver dato tale accordo, se ne sono pentiti. E adesso vogliono cambiare idea, ma cambiare idea li metterebbe dalla parte del torto.

    Un individuo che ha detto che qualcosa esiste, se dice, senza cambiare il primo postulato, che ora non esiste, chiaramente dovrà mettersi dalla parte del torto prima di poter avere ragione: e se ci si trova dalla parte del torto i propri postulati non si realizzano.

    Ecco con che cosa è alle prese l’uomo.”
    … …

    “Il mondo è molto, molto influenzato dalle meccaniche. E così influenzato da spazio, energia, macchine e oggetti, che ognuna di queste cose sembra più importante di una mente: la mente che li crea ,e questo è curioso.
    Ma ciò fa scendere una persona – man mano che le meccaniche producono un’impressione sempre più marcata su di lei – la fa scendere a livelli sempre più bassi di meccanicità.

    Quindi, sempreché sia possibile concepire una cosa del genere, un’unità di produzione di energia vitale è di fatto andata scomparendo, a tal punto che l’individuo non sa più nemmeno di essere una tale unità.

    Ora, ciò può essere attribuito a una dipendenza dalle meccaniche e a una validazione delle meccaniche.
    Non sto dicendo che ci si dovrebbe semplicemente ritirare dalle meccaniche, capite, e lasciarle perdere del tutto e dire: “Andiamocene via tutti e molliamo tutto quanto”. No, un individuo va rimesso in comunicazione con le meccaniche, principalmente perché ne ha paura.

    Una volta che l’ha fatto, dirà: “Beh, guarda qui, non devo dipendere da queste cose, da queste stupidaggini”. E in men che non si dica, riacquista un po’ del suo potere e delle sue capacità.”

    • luciano visconti

      Le meccaniche ,sono si nostre considerazioni per accordarci su una nostra realtà ma di fatto esistono anche senza di noi e le nostre considerazioni . É una sterminata vibrazione senza nessuna logica .Ho dei dubbi che la mente possa gestire alcune meccaniche.

  4. Diogene

    Definizione di MECCANICA dal dizionario di italiano:
    “Lo svolgersi di determinati fatti o fenomeni naturali in relazione alle forze che li producono e alle leggi che li governano: Esempio: la m. del volo degli uccelli Esempio: la m. della digestione
    Il funzionamento o la configurazione di un meccanismo: Esempio: la m. di un motore.”
    Afferma LRH in questa conferenza:
    “Quindi, sempreché sia possibile concepire una cosa del genere, un’unità di produzione di energia vitale è di fatto andata scomparendo, a tal punto che l’individuo non sa più nemmeno di essere una tale unità.”
    Tutto vero, ma la considerazione primaria del thetan una volta inserito in spazio/tempo è di essere lui stesso parte del gioco chiamato vita e tutte le sue successive considerazioni diventano secondarie e poi dipendenti.
    E’, per così dire, la sintassi della vita. Dopo che sono state recepite le regole grammaticali. Così il thetan può ragionare nel caos cosmico. E così può lasciare traccia del suo fugace intervento. E poi tutto si rimescola.
    Certo che qualsiasi thetan sa di essere causativo, di essere creativo, di essere qualcosa di diverso dalla materia, che pure segue leggi “naturali” ritenute inalterabili se non a rischio di comprometterne quell’equilibrio
    che consente alla vita stessa di esistere.
    Il potere causativo di un thetan però si infrange sulla simultaneità di tutti gli avvenimenti che costituiscono l’universo, nella sua forma mest e in quanto coesistenza di pensieri in divenire.
    Considero l’affermazione di LRH stimolante ma teorica a livello soggettivo.
    Tuttavia, la CoS ha messo in pratica questa sua lezione e, non a fini didattici ma per divertimento, cercherò di dimostrarlo in un prossimo commento.

    • Marco

      Quello che dice LRH al riguardo del recupero della superiorità delle considerazioni sulle meccaniche (di cui il thetan è il creatore) è “ovviamente” una teoria… ma le teorie sono poi li da dimostrare.
      E questo è il punto: “è mai stato dimostrato che si può recuperare la causatività su tutte queste meccaniche dell’universo Mest? Qualcuno è mai arrivato al recupero dei sui accordi (dimenticati) nell’aderire a questo universo Mest? O anche solo al recupero dei sui accordi (dimenticati) nell’aderire a questa civiltà e/o a questo pianeta (anche se è vero che questa cosa di essere confinati in questo pianeta può semplicemente essere stata una soppressione subita)?

      Io credo che LRH abbia toccato e visto questa possibilità, che a me sembra logica e possibile.

      Io credo questo: all’inizio dei tempi c’è stata una decisione (del thetan) di Essere… e quella è veramente una decisione da cui non si può tornare indietro, un thetan ha deciso di “Essere”… beh, da li in poi non può più “NON Essere”: ora che SEI, come fai a NON Essere più!?

      I FATTORI

      1 Prima dell’inizio c’era una Causa e l’unico scopo della Causa era la creazione di un Effetto.

      2 La decisione all’inizio, e per sempre, è la decisione di ESSERE

      3 La prima azione della condizione di Essere consiste nell’assumere un punto di vista.

      4 La seconda azione della condizione di Essere consiste nell’estendere punti da osservare, ovvero “punti di dimensione”.

      Ma da li in poi c’è stata creazione, tramite considerazione…

      Assioma 2
      Lo statico è capace di considerazioni, postulati e opinioni.

      Assioma 3
      Spazio, energia, oggetti, forma e tempo sono il prodotto di considerazioni fatte e/o accordate dallo statico e vengono percepiti unicamente perché lo statico considera di poterli percepire.

      Da questo punto, accelerando gli avvenimenti, c’è stato una spirale discendente che ha portato il thetan ad “essere effetto dei suoi stessi postulati, o considerazioni”…

      E via via è arrivato in questo pianeta (questo è lo stato attuale degli umani terrestri) in una condizione in cui NON sa nemmeno più chi lui sia veramente… (e ovviamente questa non conoscenza porta molte discussioni con i sui simili… che non sanno chi sono… e nemmeno vogliono più saperlo… troppa fatica recuperare la conoscenza perduta di sè).

      La domanda semplice e definitiva è allora: “può il thetan recuperare se stesso fino alla completa consapevolezza di sé e delle sue possibilità di creatore delle cose?”
      Ed in alternativa a questa domanda: “può il thetan recuperare sé stesso e sapere che è dentro ad un accordo, insieme ad altri thetan, e/ma adesso vuole derogare e togliersi da questa realtà (da queste meccaniche)?”

      Io credo che lo possa fare… e da quel che so (stando in comunicazione) da altri che si stanno audendo sui livelli superiori (OT 8 – 9- 10 passati da Richard a Paolo)… beh, pare proprio che ciò stia avvenendo… in accordo con l’assioma (da me inventato): “le vie dello spirito sono infinite (ovvero ci sono infinite possibilità)!”

      Perché mai un thetan che si impegna nel progetto di recupero di sé, non può ritrovare le sue abilità e la sua identità (in quanto Theta) e decidere qualcos’altro, che non questa società, o questo pianeta, o questa galassia, o questo universo Mest …!?

      Lui era onnisciente e onnipotente… ha deciso di andare a fare un giro in un labirintico inferno e adesso sta facendo il viaggio inverso… perchè non potrebbe farlo? Teoricamente, logicamente e prevedibilmente mi pare semplice da capire.

      • Diogene

        Marco. scambiare opinioni con te su questi temi è sempre un piacere. Abbiamo discusso di tanti argomenti in passato ed abbiamo imparato ad esporre con franchezza i nostri dubbi e le nostre certezze. Nostra fonte di riferimento qui resta LRH, ma ritengo che dovremmo dare un certo credito anche a ciò che siamo stati in grado finora di osservare o di sperimentare personalmente.
        Lasciamo ora da parte la teoria (che, come sai, mi appassiona troppo) e chiediamoci onestamente: ci è mai pervenuta conferma che qualcuno, anche un solo individuo, in un periodo di quasi settant’anni sia mai uscito da questo universo con i poteri teorizzati da Scn? LRH stesso non è stato una garanzia, nessuna evidenza è stata data al mondo. Dicono che per il Cristo Risorto ci fossero testimoni; per LRH neppure quelli.
        Lui ha lasciato scritto che ritornerà (citando un po’ Lucifero, un po’ il Buddah e un po’ la Bibbia) sotto le sembianze di un politico innovatore.
        Se il mito del Natale è una panzana, perché dovrebbe essere più credibile tutta la mitologia spaziale che sottostà ai rituali di Scn?
        Qualcuno più intelligente di me potrebbe rispondere: perché funziona.
        Ma anche la fede in Cristo funziona per chi crede nei miracoli. Devo dedurne che è sufficiente credere in una cosa perché essa funzioni?
        Se è solo questione di postulati, mai riuscirò a capire quelli di tutti gli altri esseri umani fino al punto di farne as-is. Sarebbe contro natura.
        Scn dispone di un voluminoso corpo di dati e di procedure che possono alleviare sofferenze mentali e incrementare le abilità umane, ma non è arrivata ad ottenere i prodotti finali strabilianti che propone a chi dispone di notevoli risorse finanziarie. A quanto pare, il theta di Scn si è ormai irreversibilmente solidificato (o “soldificato”) e serve a far PR.
        Sono contento che tu, Marco, (come sicuramente altri) hai notizie di prima mano riguardo ai successi che alcuni OT stanno raggiungendo con i procedimenti di Richard. Non ho nessuna competenza per entrare nel merito e non ho nessuna intenzione di sminuirne la credibilità. So perfettamente che ogni persona è in grado di crearsi il proprio universo, però restano gli altri universi da “addomesticare” ed è un lavoro che probabilmente è impossibile da portare a termine. Vorrei essere smentito senza dover ricorrere a elucubrazioni teoriche, ma ovviamene i “segreti” non sono più segreti se vengono divulgati. Non mi riferisco ai nuovi procedimenti, che giustamente devono essere riservati a chi li applica o li amministra, ma ai risultati concreti che possono essere di interesse e di stimolo a qualche compagno di viaggio. Altrimenti ci conviene tornare bambini, quando l’incanto era semplicemente la nostra esistenza.

        • luciano visconti

          @Diogene
          La tua penna a messo nero su bianco una perla di saggezza incommensurabile.

          • luciano visconti

            @ Diogine
            Si vocifera in ambienti esoteronnei che il politico sia Berluscao punto a capo attorniato dai cherubini Santa de che il remagio Gasparre i …Salvi ne si ne no ma ni.Facente miracoli dal predellino.Creando dentiere x sdentati e toilette x cani randagi .Buone feste carissimi amici di blog .Guido se me la cens non ti rivolgo piu il saluto ……forse .

          • Ti ho approvato solo perché ci hai appellato carissimi. Per questa volta passo sopra anche alle H mancanti e anche agli altri strafalcioni … grammaticali e pseudo filosofici! Buone Feste!
            Guido

          • Diogene

            Luciano, non ti allargare troppo.
            E mettiamo in chiaro una cosa a cui tengo molto.
            Io non scrivo qui con l’intenzione di denigrare né le persone né le dottrine in cui esse credono. E non mi sognerei mai di bloccare le persone di buona volontà sul cammino spirituale che hanno voglia di esplorare. Non lo farei neanche con te, come non l’ho fatto con i miei figli e famigliari con cui condivido fatiche e progressi.
            Pubblico qui i miei pensieri su Scn perché posso discuterne liberamente con altre persone che come me ne hanno una certa esperienza. E spero di aver dimostrato sufficiente rispetto per tutti.
            Per Scn sono disposto a sottoscrivere l’efficacia dei suoi metodi, ma fino al punto in cui finisce di essere benevola e si trasforma in una macchina congegnata per prevaricare la libertà di scelta di coloro che le si affidano
            anima, mente, corpo, sogni e risparmi di una vita. E siccome una scelta può sembrare “libera” quando invece viene sottilmente indotta tramite insegnamenti e addestramento, mi interessa scoprire in quali modi una personalità sociale viene trasformata in un “visionario” acritico e a volte fanatico. Va da sé che si rende necessaria una corretta interpretazione delle scritture e direttive originali, senza timore di rilevare eventuali incongruenze, assurdità o doppiezze.
            Fa parte del senso comune il detto “ogni medaglia ha due facce”.
            Va bene scoprirne quella migliore, ma, siccome tutto è relativo, è utile indagare su come, quanto e perché l’altra faccia sia peggiore.
            Solo così potremo valutare una “moneta” anche nel suo spessore.
            E chi non se ne importa, continui pure a usare le sue carte di credito.

  5. Marco

    Si Diogene, è sempre interessante chiacchierare, speculare, valutare questi argomenti…

    Subito nel merito… dici:
    Lasciamo ora da parte la teoria (che, come sai, mi appassiona troppo) e chiediamoci onestamente: ci è mai pervenuta conferma che qualcuno, anche un solo individuo, in un periodo di quasi settant’anni sia mai uscito da questo universo con i poteri teorizzati da Scn? LRH stesso non è stato una garanzia, nessuna evidenza è stata data al mondo. Dicono che per il Cristo Risorto ci fossero testimoni; per LRH neppure quelli.

    In linea di massima non hai torto per quello che dici… ma io tendo a guardare più i principi e le basi dell’argomento, che non le prove oggettive, visto che queste prove potrebbero avere mille rivoli per manifestarsi… “le vie dello spirito sono infinite”.

    Io guardo ai principi di base che ho sperimentato…
    E/o che ho anche solo analizzato con l’intelletto, che potremmo chiamare anche “conoscenza trascendentale” (Wikipedia: in Kant il termine trascendentale passò a significare il meccanismo “formale” della conoscenza, a prescindere cioè dal contenuto di essa. Kant infatti vuole spiegare non che cosa si conosce, ma come avviene la conoscenza, ossia definire i presupposti teorici che rendono possibile la conoscenza.
    Essa è per un verso passiva, in quanto si basa su dati sensibili che noi acquisiamo passivamente, ma per altro verso, è attiva, poiché siamo dotati di “funzioni trascendentali”, ovvero di un funzionamento dell’intelletto che si attiva nel momento stesso in cui riceviamo dei dati sensibili o obbiettivi presumibili.)
    .

    Dunque, secondo me: lo spirito esiste; in qualche modo è il creatore degli universi; in qualche modo lo spirito è rimasto intrappolato nella sua creazione (o nelle sue creazioni); la trappola più di base è senz’altro la sua mente inconscia, che lo influenza fuori luogo (reattivamente/illogicamente) e che lo fa sprofondare ancora di più nella perdita di consapevolezza di sé.

    Questi sono semplicissimi punti di ancoraggio (delle fondamenta), dati conosciuti e confermati, su cui si può essere facilmente d’accordo.

    Poi credo ci sia molta, molta altra conoscenza (spirituale in generale) che è scaturita da questi semplici principi sopraesposti.
    Credo anche che poi sia stata codificata tanta tecnica pratica (procedimenti, metodi, percorsi).

    Dove portano questa conoscenza e queste tecniche?

    Beh, dopo tante ore di auditing e di studio e di riduzione a concettualità (vero per me; comprensione concettuale) della conoscenza (di LRH e di altri), io so (so soggettivo) che questa tecnica (di base lo scioglimento dei nodi e delle cariche e delle masse registrati nella mente), definita giustamente anche “ripristino di consapevolezza”, è la strada da percorrere.
    Ovvero: la strada da percorrere, è quella che permette il recupero delle proprie considerazioni (considerazioni che io ritengo tutte registrate nelle memorie, ma anche nella propria Knowingness dimenticata).

    Dici: Scn dispone di un voluminoso corpo di dati e di procedure che possono alleviare sofferenze mentali e incrementare le abilità umane, ma non è arrivata ad ottenere i prodotti finali strabilianti che propone a chi dispone di notevoli risorse finanziarie. A quanto pare, il theta di Scn si è ormai irreversibilmente solidificato (o “soldificato”) e serve a far PR.

    Si percepisce facilmente che sei deluso dai risultati e/o dalle evidenze fin ad arrivare d’esprimere un po’ di sarcasmo… ma l’obnosi più deducibile da noi Indi non è quella che tu esponi, noi sappiamo come sono andate le cose nella Cof$: CHI è stato e COSA ha fatto a Scientology. Hanno ridotto tutto ad un culto (che presto fallirà di certo) e sopratutto ha fatto disperare le persone più colte e dotate di perspicacia.

    Di sicuro Scn (anche LRH) ha millantato il far credere che i risultati sarebbero arrivati velocemente, in qualche anno e con qualche decine di migliaia di $ … vero; ma anche credo questo era l’intento: mettere li dei presunti guadagni o targhet e risultati non cosi facilmente, o cosi in breve tempo raggiungibili.

    Si è cosi ottenuta una grande delusione e apatia (e poi persino avversione nei confronti di tutto l’argomento) per non aver raggiunto lo scopo.
    Credo questa operazione possa essere etichettata come un’azione soppressiva che crea degli scopi mancati (dei presunti scopi mancati), che alla fine però ottengono quest’effetto: un arresto e un abbandono.
    Ma sappiamo che: “alla base di ogni arresto c’è uno scopo mancato”.

    La successiva enunciazione dice: “Per ripristinare vita e azione basta solo rivitalizzare lo scopo fallito”, non è poi applicabile perché comunque immersi nella soppressione dei targhet esagerati ed irraggiungibili… ovvero perché nessuno ha riformato e rivisto quanto precedentemente millantato dalla Cof$ e/o dallo stesso LRH (se questo è uno degli errori che gli possiamo imputare… Ma potremmo dire lo stesso di Cristo, i suoi miracoli infatti hanno prima creato una irrealtà e poi dei grossi scopi mancato).

    Ma ad essere magnanimi potremmo perdonare LRH, osservando che la comunicazione di questi concetti sulla libertà spirituale o raggiungimenti vari, non sono cosa semplice.

    Va beh, finisco: volevo solo dire che se cerchiamo di esaminare (in una nuova unità di tempo, e con quello che conosciamo oggi al netto di esaltazioni ed iperboli), se la libertà spirituale è possibile (cosi come agognata e ricercata dalla razza umana da cosi tanto tempo), potremmo forse finire la condizione di dubbio (che comprende: informarsi, indagare, valutare, osservare gli errori ed i fallimenti, ma anche considerare i risultati, comunicare con chi lo sta facendo altri livelli, ecc. ecc.) in modo positivo.
    Perché oggi nel campo Indi, i risultati si stanno ottenendo.

    Spero presto le persone che sono nei livelli superiori dicano qualcosa che aiuti ad ampio raggio il ripristino dello scopo.

    Buon Natale

    • Diogene

      Buon Natale, Marco.
      Il tuo messaggio mi arriva forte e chiaro, perché in definitiva parliamo la stessa lingua. E’ normale che non possiamo avere anche il medesimo punto di vista per valutare le cose.
      Dette queste mie due banalità, osservo anche un’accresciuta maturazione delle tue certezze e una meno intransigente affermazione delle stesse. E’ il mio modo per dirti che ho apprezzato molto il tuo commento.
      Se Babbo Natale portasse anche qualche novità dall’alto dei cieli OT sarebbe davvero un regalo… astronomico. Ci spero con tutto il mio cuore, veramente, non scherzo.

  6. MISTER X

    Ciao Diogene. L’unica cosa che mi differenzia in fatto di certezze è che le ho tutte relative . Non ho verità assolute e queste “verità” vengono da me ,sempre, riconsiderate in base a nuovi dati e sapienze acquisite. L’unica cosa che mi differenzia da chi ha un pensiero fisso o implant ,sempre che anche questo non sia un implant ,è il fatto che considero di poterlo avere e rivaluto sempre i miei dati in modo nuovo. Questo mi porta ad ascoltare e osservare per ciò che è ,e non pregiudicare anticipatamente ciò che mi arriva. Quindi potrei avere una certezza ora ma potrei modificarla in seguito e se questo è un implant considero di poterlo avere ,accetto suggerimenti e nuovi dati se fondati e non. Il punto principale del ponte non è se uno ha acquisito abilità telepatiche,telecinetiche ,esteriorizzazione stabile ecc. ecc. Ma se sta VIVENDO ALLA GRANDE: E’ più felice ,lavora con soddisfazione. ottiene risultati e migliora in ciò che fa ,la sua famiglia progredisce ,è piuttosto sano fisicamente e mentalmente ,è una persona piacevole in compagnia ecc.ecc. Ognuno deve fare il suo percorso e il mio è questo : ESSERE IO e NON ESSERE IO -lasciare che altri siano essi e che non siano essi. E se loro ,come me, poi realizzano che non erano o erano se stessi mi sta bene lo stesso . Il bene e il male sono parte di noi come del resto ogni cosa e il niente.Buon Natale a tutti. Naturalmente ora preferisco definirlo come “Nuova vita” o ” Nuovo inizio” o come “Inizio della creazione” o come ipotetico 40.0 .

    • Diogene

      Mister X, la tua dialettica è musica per le mie orecchie theta.
      Comprendo le positive implicazioni della tua nuova condizione.
      Ti ringrazio di avermele comunicate così bene.
      Dal tuo viaggio verso una Nuova Vita mi aspetto molte cartoline.
      Buona Creazione, amico.

    • Pippo

      Concordo pienamente e penso che questo era ciò che LRH intendeva dire nel suo lavoro

  7. Diogene

    Notte di Luci… Notte di Sentimenti…
    Atavico Stupore del Risveglio Umano…
    Così atteso… Così sia…
    Per Tutti.

  8. Marco

    @ Diogene
    Caro Diogene, grazie per l’apprezzamento; è vero, nel tempo sono migliorato molto nel dialogare ed argomentare… è frutto dello scuotermi via di dosso il modus operativo della Setta Miscavgiana.
    E’ cmq il paradosso che mi ha fatto affrancare dalla Cof$: più studiavo ed imparavo (non ho mai ubbidito ai targhet in classe, ma solo alla mio voler comprendere), più capivo che “predicavano bene ma razzolavano male”: credo una delle possibilità essenziali per far in modo che l’altra persona possa apprendere/capire, sia il sentirsi libera di valutare… se qualcuno viene pressato, la sua autodeterminazione viene violata e cosi si ottiene: o una ribellione, o un fondamentalista.

    Sto leggendo questo libro, che mi pare adatto ed interessante, rispetto alle “chiacchiere” in questo blog… voglio condividere la premessa, che mi sembra molto molto interessante.

    Buon Santo Stefano
    Primo martire cristiano, e proprio per questo viene celebrato subito dopo la nascita di Gesù. Morì lapidato.
    In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo. Egli contempla la gloria del Risorto, ne proclama la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori.

    Marco Dalla Luna
    “Il codice di Maya”

    “La filosofia non è un fatto di gusti, ma di critica delle convinzioni e ricerca di dimostrazioni.

    Come osserva Giovanni Reale nella prefazione alla sua Storia della Filosofia Greca e Romana, la storia della filosofia è sovente presentata come una sfilata o successione di diverse teorie, della verità, dei fini supremi: ciascun filosofo ha liberamente escogitato e dipinto il suo sistema, la sua teoria, secondo la sua personale ispirazione; ciascuno, come libero ‘compositore’, costruisce la sua personale filosofia secondo la sua propria mentalità, intuizione, ispirazione, da Talete fino ad oggi.

    E ciascuno di noi, lettori e studenti che si interessi a queste cose, sceglie e adotta, tra tutte quelle “proposte”, la teoria che più gli piace, che più lo attira; oppure anche se ne fa una su misura. Oppure, infine, le considera come espressioni di vari contesti storico-culturali.

    Una siffatta maniera di presentare la storia della filosofia induce a un diffuso malinteso, in base al quale uno si mette a cercare, nella storia della filosofia, quel sistema, o quei sistemi filosofici che più stimolano la sua mente e meglio rispondono alle sue domande ed esigenze profonde, per poi magari sposare quello in cui si troverà meglio, come se lo scopo dello studio di filosofia fosse trovare il miglior fornitore di gratificazione per il proprio animo.

    La filosofia, nella sua specificità, è ciò che va nella direzione opposta a questa.

    Essa, dalle sue stesse origini, in contrapposizione ai gusti o alle opinioni personali soggettive, è la ricerca di conoscenza oggettiva, universale, certa, provata, definitiva della realtà (o perlomeno dei limiti della possibilità di conoscere, quindi della fallacità di molte supposte conoscenze), mediante una radicale rinuncia a tutti i presupposti e una radicale critica di tutto ciò che riteniamo essere evidente e certo e anche agli assunti di fondo su cui si basano le scienze “dure”, come la fisica e la chimica, e delle quali essa, se intesa in senso stretto, è in realtà più “dura”.

    Intesa in tale senso, essa è il rifiuto delle opinioni soggettive ed emotive, la messa in questione dell’ovvio, di tutto ciò che si ritiene dimostrato, scontato e di tutte le relative dimostrazioni, incominciando dalle strutture logiche del linguaggio, i significati delle parole e delle proposizioni, la stessa natura delle cose, dell’uomo, del mondo nella nostra esperienza quotidiana.

    Essa è invece volta al fine di individuare un punto “archimedeo” di inizio per la conoscenza, situato oltre ogni possibile dubbio (“datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo “, diceva Archimede, riferendosi alla potenza della leva).
    Cerca di costituirsi un sapere non basato su presupposti che esso stesso non abbia accertato, o che non siano immediatamente manifesti (auto-evidenti), o che quantomeno non possa controllare.

    Al contempo, la filosofia, sin dalle sue origini, fa epistemologia, ossia sottopone a controllo critico tutti i metodi di acquisizione di conoscenza proposti o ritenuti validi, compresi quelli del senso comune (dell’ovvio, di ciò che ci pare evidente e indiscutibile), delle fedi, come pure quelli delle scienze esatte, ricerca e disvela le fallacie, gli errori logici e metodologici, le illusioni.

    Buona parte delle acquisizioni concrete della filosofia consiste in confutazioni di metodi e certezze, ossia di dimostrazioni delle ragioni per cui certe procedure conoscitive e certe loro conclusioni sono erronee.
    E nell’individuazione delle condizioni e dei limiti della capacità di conoscere.

    Consiste quindi nella liberazione sia dell’uomo comune che dello scienziato da illusioni e fallacie, che spesso tendono ad accumularsi e a dogmatizzarsi in modo opprimente.

    Molti reputano che la filosofia, rispetto alle scienze naturali, sia inconcludente perché non è arrivata a conclusioni stabili, oggettive, applicabili. Ciò non è vero, perché molti dei suoi conseguimenti e strumenti critici, del tipo di cui stiamo parlando, hanno uno status di stabilità, oggettività e condivisione pari o superiore a quello di molte conoscenze delle scienze naturali.
    Anzi, con la sua predetta azione critica e liberatoria la filosofia ha aperto la via alla nascita delle scienze naturali – penso qui a Bernardino Telesio, a Guglielmo di Ockham, a Nikolaus Krebs e, naturalmente, a Galileo Galilei.

    Quasi nessuno, al di fuori degli stessi suoi cultori professionali, ha presente che l’essenza, lo specifico della filosofia è proprio questo.

    Persino le scienze di base, come la fisica e la chimica, si basano su presupposti presi come certi: il mondo materiale, i rapporti causali, il tempo e lo spazio — in una parola “il paradigma di Maya”, (Māyā possiede come significato originario quello di “creazione” indicando anche il relativo potere straordinario. Tale termine deriva dal verbo sanscrito mā nell’accezione di “misurare”, “distribuire”, “foggiare”, “ordinare”, “costruire”. Nei Veda con il termine māyā si indica il potere da cui ha origine il mondo materiale).
    E non riflettono sul suo carattere di metafisica ingenua e implicita, che emergerà nel corso di questo saggio, ma di cui la critica filosofica si è accorta sin dall’antichità.

    I cultori di queste scienze naturali si stupiscono quando apprendono che la filosofia nasce e vive come ricerca di un sapere esatto, e degli errori e limiti della conoscenza. Essi sono portati a pensarla come qualcosa di affine alla poesia, di prettamente soggettivo.

    Aggiungiamo qualche ulteriore considerazione a completamento della descrizione del rapporto tra filosofia e scienza.

    La scienza gode di grande prestigio, nel mondo contemporaneo, perché è in grado di predire i fatti – predice, ad es., che, unendo a una determinata temperatura determinati elementi chimici si avrà una certa reazione con certi prodotti finali ed emissione di energia.
    Li predice in modo universale, ossia non con riferimento a un singolo caso, a uno specifico esperimento, ma a tutti i casi e gli esperimenti simili, passati, presenti e futuri.

    Ciascuna scienza, nel suo rispettivo campo, enuncia le sue leggi che valgono per insiemi non limitati, ma infiniti, di oggetti: la chimica enuncia, ad esempio, leggi che valgono per tutte le molecole di una data sostanza.

    La scienza costruisce però le sue teorie sull’esperienza, su esperimenti, sull’osservazione dei fatti passati; ed è per sua natura aperta alla possibilità che sopravvengano nuovi fatti, nuovi risultati, nuove scoperte, tali da rivelare come inesatta o incompleta qualsiasi teoria da essa sinora elaborata.
    Ad es., la teoria ondulatoria della luce, secondo cui la luce è immateriale, priva di massa, e non è quindi soggetta a forza di gravità, è stata smentita dall’osservazione che la luce è deviata dai campi gravitazionali.
    E in generale le teorie della fisica classica sono state smentite e spinte a trasformarsi, ad adeguarsi, dalle osservazioni di ciò che avviene su scala atomica e subatomica (fisica quantistica) e da ciò che avviene su scala cosmica (fisica relativistica).

    Tutto ciò non è un “male”, bensì il metodo della scienza, il metodo con cui essa progredisce.

    Però riflettere su ciò fa capire che la scienza è una forma di pensiero “debole”, nel senso che è un sapere provvisorio perché incompleto, non certo, perché si basa sull’osservazione dei fatti, e possono sempre sopraggiungere nuovi fatti a imporre una correzione più o meno radicale delle leggi precedentemente ritenute valide.

    Questi ragionamenti, questo tipo di considerazioni, hanno carattere filosofico, sono meta-scientifici, non fanno parte delle scienze naturali, anche se a queste si applicano: essi hanno come oggetto i metodi per conoscere la realtà, i loro limiti, le loro condizioni, le loro fallacie, i rapporti tra tali metodi.

    Una cognizione scientifica vale quanto il metodo che la produce: la valutazione del metodo è attività filosofica, e precisamente epistemologica (dal Greco epistème , il sapere).

    Quando Galileo Galilei scopre il metodo sperimentale e lo introduce nella indagine sulla realtà, realizzando così una rivoluzione rispetto ai metodi sino ad allora praticati, quella sua scoperta è una scoperta filosofica, circa il metodo di acquisizione della conoscenza.

    La sua scoperta non rientra in questa o quella scienza, si colloca a monte di ciò che oggi intendiamo come scienza naturale, nel senso che è il presupposto per produrre le scienze naturali e le tecnologie come oggi le intendiamo.

    Costituisce quindi una scoperta filosofica con enormi conseguenze pratiche. Tanto va detto per chiarire il fatto che la filosofia non vive separata dalla pratica, ma guida quest’ultima.

    Oltre alla critica, all’analisi e alla scoperta dei metodi di ragionamento (logica) e di indagine della realtà (scienza) e delle idee generali — cioè oltre alle cose di cui abbiamo parlato qui sopra – la filosofia, sin dalle sue origini, mira a raggiungere (senza però dare per scontato che esista) un sapere che trascenda i limiti del sapere delle scienze naturali, ossia a un sapere che sia (a) pienamente universale e (b) necessario.

    Essa aspira, cioè, a trovare leggi, proposizioni, verità, che, superando i limiti di quelle proprie delle scienze naturali: che siano (a) pienamente universali, ossia che siano valide per tutto ciò che esiste, per tutte le cose, per tutti gli esseri, e non solo per determinate categorie di esseri e cose; e altresì (b) che siano valide sempre, necessariamente — ossia tali che non sia possibile negarle, che siano al di sopra di ogni possibile esperienza, sicché non sia possibile che avvenga un fatto futuro che le smentisca.
    Un sapere non provvisorio.

    Ma come è possibile configurare proposizioni, leggi, verità di questo tipo?
    Se si dice che è innegabile una legge, una proposizione A, ovvero se si dice che il negarla contraddice a la proposizione B, che si ritiene innegabilmente valida, — beh, allora non si fa altro che spostare il problema, perché poi ci si dovrà chiedere in base a che cosa si debba ritenere B come innegabile. Si andrebbe così avanti, anzi indietro, all’infinito.

    La vera soluzione per la predetta obiezione fu trovata da Aristotele (Metafisica, Libro IV): vi sono proposizioni tali, che non possono essere negate, perché la loro negazione negherebbe se stessa, ossia si toglierebbe da sé, quindi non riuscirebbe nemmeno a costituirsi come negazione.

    Ad esempio, proposizioni quali “A = A”, ossia “ogni cosa è se stessa” (principio di identità); e “nessuna cosa è (può essere) altro da sé” (principio di non contraddizione), sono proposizioni che non possono essere negate: perché se io le nego, se cioè dico che una cosa non è se stessa, che è un’altra cosa, con ciò stesso affermo che questo mio negare non è un negare. In questo modo si arriva ad un relativismo asfisiante.

    Se io affermo che una cosa è, o può essere, il suo contrario, allora ammetto che anche il significato di questa mia affermazione (di ogni affermazione) sia, o possa essere, il suo contrario.

    Attraverso questo metodo, ossia attraverso la possibilità di individuare proposizioni che sono sempre e necessariamente vere, perché la loro negazione è auto-contraddittoria quindi non può costituirsi, la filosofia cerca di costruire un nucleo di verità fondamentale, che non dipenda da premesse, da presupposizioni, che non dia alcunché come pre-supposto.
    E che quindi sia autosufficiente.

    Le proposizioni innegabili costituiscono la base, il fondamento, di questa forma di sapere filosofico.

  9. Marco

    segue

    “Sovente, anche per ovvi limiti di tempo e spazio, di ciascun sistema filosofico vengono presentate praticamente solo le conclusioni, cioè il punto di arrivo, e non l’apparato logico-argomentativo che porta ad esse (di solito occupante centinaia di pagine).

    Ciò, oltre a far capire ben poco del vero significato dei vari sistemi filosofici, induce lo studente a pensare, appunto, che i vari sistemi siano solo insiemi di enunciati indimostrati (quali appaiono le conclusioni presentate senza il ragionamento retrostante), sicché il sistema migliore non è quello meglio dimostrato, ma quello che piace, che avvince, che colpisce, impressiona o soddisfa di più.

    Ricordo la mia meraviglia quando, mentre studiavo il capitolo su Hegel, mi misi a leggere la sua opera principale – La Scienza della Logica — e un commento introduttivo ad essa: la famosa dialettica — tesi, antitesi, sintesi – il concetto di divenire, il concetto di concetto, etc., mi apparvero rapidamente in un significato ben diverso e in una profondità ben maggiore rispetto alle spiegazioni del manuale e del pur bravo insegnante — e immensamente più interessanti e importanti. Mi si spalancò un orizzonte nuovo.

    Immaginate di aver studiato zoologia solo su animali impagliati, tanto che ormai pensate che gli animali siano oggetti impagliati, inanimati, immobili; e di imbattervi, improvvisamente, in qualche leone vivo e ruggente.

    Sovente, nei libri di testo scolastici, la storia della filosofia occidentale è presentata agli studenti come una sfilata o successione di diverse teorie o sistemi del mondo, della verità, dei fini supremi – ciascun filosofo ha liberamente escogitato e dipinto il suo sistema, la sua teoria, secondo la sua personale ispirazione.
    Ciascuno, come libero ‘compositore’, costruisce la sua personale filosofia secondo la sua propria mentalità, intuizione, ispirazione, da Talete fino ad oggi.
    E ciascuno di noi, lettori e studenti, sceglie e adotta la teoria che più gli piace, che più lo attira, o anche se ne fa una su misura.

    Al contrario la filosofia, in contrapposizione ai gusti o alle opinioni personali soggettive, è, o si propone di essere, la ricerca di conoscenza oggettiva, universale, certa, provata, definitiva della realtà (o perlomeno dei limiti del conoscere), mediante una radicale rinuncia a tutti i presupposti e una radicale critica di tutto ciò che riteniamo essere evidente e certo – ossia, del ‘mondo’.

    Essa, come già si è detto, e come è bene ribadire, è il rifiuto delle opinioni personali ed emotive, la messa in questione dell’ovvio, di tutto ciò che si ritiene dimostrato, scontato e di tutte le relative dimostrazioni, incominciando dalle strutture logiche del linguaggio, i significati delle parole e delle proposizioni, la stessa natura delle cose, dell’uomo, del mondo nella nostra esperienza quotidiana.

    Essa è volta al fine di individuare un punto di inizio per la conoscenza, situato oltre ogni possibile dubbio.

    Salvo quando occorrerà dire del pensiero indiano, la filosofia nasce in Grecia nel VII o VI Secolo a. C. come intenzionale rottura e problematizzazione del mythos, dell’epos, ossia di quelle narrazioni orali tramandate, quali i poemi omerici e il corpo delle leggende, della religione, costituenti il sapere tradizionale mimetico. Poietico” (“imitativo – creativo”), come lo definisce Giovanni Reale, nella prefazione alla sua Storia della Filosofia Greca e Romana.

    L’uomo pre-filosofico non problematizza, si immedesima, si identifica anche emotivamente nel mythos, nella religione, e li vive come certezza (vedi però Kirk-Raven-Schofield, The Presocratics, che evidenzia come un poeta epico quale Esiodo viene considerato un “filosofo” persino da Aristotele, in quanto, in senso lato, la filosofia è, era a quei tempi, intesa anche come ricerca della sapienza di vita in generale).

    Come viene effettuata questa rottura del sapere tradizionale, dell’identi-locazione emotiva col mythos?
    Viene effettuata mediante il porre quesiti, mediante il richiedere a colui che sta esponendo questo sapere tradizionale, di chiarire che cosa intenda dire, che cosa significhino le varie cose che sta dicendo, e come le si possa dimostrare.
    In tal modo, egli viene costretto a prendere in esame ciò che dice e crede, ossia a dis-identificarsi da ciò che crede, a non più viverlo, ma a riflettere su di esso, a farlo oggetto della coscienza anziché di immedesimazione acritica.
    A distinguere, quindi, tra certezza soggettiva e conoscenza reale, e tra questa e l’opinione comune.

    Maestro di quest’arte è Socrate, con Platone: nei dialoghi di Platone, Socrate invita i suoi interlocutori a esprimere la loro concezione di questa o quella cosa, e poi, mediante una successione di quesiti, li conduce a prendere coscienza del significato di ciò che hanno detto e di ciò che realmente pensano, indi a realizzare le contraddizioni e la mancanza di fondamento di queste loro opinioni e credenze (“teorie ingenue”, si direbbe oggi): ad accorgersi, cioè, di non sapere (della distanza tra il credere e il sapere), e che il sapere è altra cosa dalle loro precedenti convinzioni, e si raggiunge con altri metodi.

    Giustamente, Reale dice che la filosofia è essenzialmente smitizzante, demistificante, confutante – una ricerca degli inganni e delle illusioni in ciò che crediamo o ci si fa credere – e osserva che anche nei tempi moderni, anche nei tempi presenti, sono stati costruiti e inculcati miti — tra questi, le teorie economiche di comodo quando non di mala fede (come il neomonetarismo e il liberismo usati per aprire la via alle grandi speculazioni finanziarie), etc., a beneficio della classe dominante.

    Quindi anche oggi la filosofia ha un ricco campo di applicazione e un’utilità sociale politica e persino antifrode.
    Con una novità: che i miti e le mistificazioni moderni, a differenza di quelli antichi, sono stati costruiti con materiale logico e argomentativo in buona parte non mitico, ma razionale, estratto dal lavoro stesso della filosofia e delle scienze.

    Gli uomini di oggi hanno una concezione di sé, del mondo, della realtà in cui si combinano “pezzi” di mito e “pezzi” di razionalità.

    Vedremo in particolare come lo stesso pensiero mitico per eccellenza, ossia quello religioso, da puramente mitico, va incontro a una mutazione, a una ibridazione, incorporando parti, anche strutturali, di carattere prettamente razionale, preoccupandosi di non apparire contraddittorio e cercando di far proprio il prestigioso potere “validativo” dell’argomentazione logica.

    Abbiamo così filosofi religiosi che usano pezzi e argomenti filosofici, ma che propriamente filosofi non sono; perché il loro pensiero presuppone la verità di miti e di rivelazioni, il cui contenuto non è un prodotto della ricerca della verità, ma persegue invece il fine di giustificare una dottrina, in base al solo principio di autorità e di fede.

    Il pensiero mitico, prefilosofico, precritico, “mimetico-poietico”, è estremamente rassicurante, non conoscendo dubbio e contraddizione (oppure risolvendoli in modo appagante). L’uomo esposto al dubbio, alla relatività e alla provvisorietà del pensiero problematico, ne sente la nostalgia e ne può essere attratto.

    Ovviamente, di fatto, all’attività e alla coscienza propriamente filosofiche, compresa l’opera di smitizzazione, pochissimi partecipano direttamente.
    La popolazione generale non le nota, non sa che esistano, non ne ha nemmeno il concetto; però ne riceve, molto concretamente, le ricadute culturali, scientifiche e politiche, in termini di apertura, laicizzazione e liberalizzazione della scienza, delle tecniche, delle idee, della politica, nonché di creazione di diritti civili.”

  10. Marco

    segue

    “Adesso possiamo formulare in modo comprensibile il concetto specifico di filosofia, ossia quello che la distingue da altre cose, con le quali molti tendono a confonderla, come la teologia, la teosofia, la politica, la psicologia, la linguistica, la logica, le ideologie, la mistica, lo yoga, le dottrine esoteriche e via discorrendo.

    Sin dalla sua origine, la filosofia ha i seguenti caratteri specifici e distinguenti dagli altri rami dell’attività cognitiva:

    1- Si occupa del tutto, ossia della totalità dell’esistente, dell’essere come essere, e della conoscenza dell’essere; vede la totalità dell’esistente, con le sue determinazioni (i singoli enti, le singole cose).

    2- E’ ricerca della conoscenza del vero, per la conoscenza del vero. Non propriamente astratta, ma senza riguardo alla sua utilità e applicazione esterna. Tuttavia, la contemplazione (theoria, da theaomai, contemplo) mentale della verità e dell’universalità, dell’infinitudine, conferisce serenità;

    3- Ricerca la conoscenza (o la confutazione di presunte conoscenze) attraverso un processo di prova, dimostrativo;

    4- E’indipendente, non si basa su fonti esterne di conoscenza, su dottrine ricevute da altri ambiti (quindi non si basa nemmeno sulle rivelazioni di tipo religioso); non riconosce e non serve alcuna autorità.

    il 1° carattere la distingue dalle scienze e dalle tecniche, in quanto queste si occupano di cose specifiche; e dalla matematica e dalla logica, in quanto queste non si occupano dell’esistenza nella sua totalità (sono formali, astraggono da essa).

    il 2° ed il 3° carattere la distingue dalle teologie e religioni.

    il 4° carattere la distingue dalle teologie e religioni, ma anche dalle scienze.

    Tali caratteri sono enunciati, sostanzialmente, già da Aristotele.

    Un pensiero avente tali caratteri, prima che in ambito greco non si ritrova in altre culture europee né in Egitto, né in Mesopotamia, né in Asia Minore, né in Persia.

    Rimane aperto il problema con riguardo al pensiero indiano, di cui ci occuperemo ampiamente.
    Sin da ora possiamo però affermare che esistono documenti di un pensiero indiano di carattere logico e critico, filosofico, sviluppatosi contemporaneamente a quello greco, ma mancante del 2° carattere specifico della filosofia, in quanto fortemente orientato dalla preoccupazione soteriologica, ossia di salvare, di liberare l’essere umano.

    Inoltre, molte delle scuole filosofiche indiane riconoscono come verità rivelata la Shruti (testi sacri), il che esclude il 4° carattere.

    Insomma, si può dire che l’India abbia avuto un pensiero (tematica, metodo, problematica, dialettica) di tipo filosofico, ma non veri e propri sistemi filosofici.

    I sistemi che essa ha prodotto sono sistemi ibridi, come le teologie occidentali: un misto di mythos di logos.”

    Fine

    Spero il tutto non sia stato cosi noioso… ho copia/incollato questo 1° capitolo di questo libro, perchè mi è molto piaciuto… e ho pensato che sarebbe stato interessante anche per molti altri ricercatori di verità.

    • luciano visconti

      La capacità di godere delle piccole gioie,innata in tutti gli uomini,é basata su presupposti che nella vita moderna si sono andati atrofizzando o perdendo:ossia una buona dose di serenità,amore e poesia.
      .

    • Diogene

      Farsi un po’ di cultura non può essere noioso, Marco.
      La cultura è il vero teatro in cui ci muoviamo ed ovviamente si modifica di continuo non soltanto sotto i nostri occhi ma varia in maniera notevole ed imprevedibile in differenti tempi ed aree geografiche. In questo perenne rimescolamento la filosofia cerca dei punti fissi, che siano le fondamenta inamovibili di un universo percepito e condiviso. Nessuno può ignorare l’importanza della filosofia anche se la maggioranza delle persone non sa su quali basi filosofiche stia conducendo la propria esistenza. E tra questa moltitudine ci metto anche un bel po’ di scientologist.
      Il libro che stai leggendo ti aprirà scenari nuovi o ti darà conferma di quelli che conosci, sicuramente non sarà tempo perso.

  11. Marco

    Mi rendo conto che il capitolo copia/incollato è molto lungo… e se una persona non si mette a studiarlo, analizzarlo, si fa fatica a cogliere al volo alcuni enunciati interessanti… troppa roba e troppa tutta in un colpo (ma però siamo in vacanza…).
    Non è roba per un blog, ma io ho voluto solo fare un regalo (visto che siamo nelle festività di Natale e siamo tutti più buoni): un capitolo sulla natura e scopo della filosofia (qui lo siamo un pò tutti… filosofi).

    Ma allora voglio sottolineare uno paragrafo molto interessante e riconoscente per tutti gli Indi, secondo me molto vero….

    Premessa: “Dalle sue stesse origini e in contrapposizione ai gusti o alle opinioni personali soggettive, la filosofia è la ricerca di conoscenza oggettiva, universale, certa, provata, definitiva della realtà (o perlomeno dei limiti dell’attuale conoscenza, quindi è anche ricerca della fallacità di molte supposte conoscenze), mediante una radicale rinuncia a tutti i presupposti…”

    Assunto: “Ovviamente, di fatto, all’attività e alla coscienza propriamente filosofiche, compresa l’opera di smitizzazione, pochissimi partecipano direttamente.

    Ovviamente la popolazione generalmente non nota quest’attività, non sa che esiste, non ne ha nemmeno il concetto. Però ne riceve molto concretamente le ricadute culturali, scientifiche e politiche; in termini di apertura, laicizzazione e liberalizzazione della conoscenza, della scienza, delle tecniche, delle idee, della politica, nonché di creazione di diritti civili.”

    Queste affermazioni sono un riconoscimento al movimento Indipendente di Scientologist attivi e responsabili.
    Inoltre se ne trae che Scn si potrà evolvere, e non morire, forse, se si continuerà a lottare per portare questa conoscenza e tecnica filosoficamente attiva ad un più ampio spetro di gente interessata.

    Questo paragrafo è anche un invito a continuare la comunicazione in questo vitale ambito, nonostante le contrarietà e le difficoltà.

    D’altronde se fosse vero questo scritto di LRH qui sotto… !? Cos’altro ci sarebbe da fare se non tentare di portare più conoscenza e libertà?!

    La beingness di OT

    “Essere o non essere … ho sempre pensato che fosse un buon principio per Scientology, ma recentemente ho cominciato ad esaminarlo ed ho scoperto qualcosa di molto interessante a riguardo: questa non è la domanda.

    Perchè non lo è?
    Potrebbe essere la domanda per la vita in generale, in questo universo e al di fuori di esso, ma una volta che sei dentro a questo universo, quella non è più la domanda giusta.

    Tu sarai qualcosa.
    Che ti piaccia o meno.

    Tu puoi essere o non essere qualcosa, ma solo per diventare qualcos’altro.
    Essere non rientra più all’interno del tuo potere di scelta.
    Sarete sempre qualcos’altro.

    Il punto è: cosa essere?
    Questo è il punto!

    Questa è l’evidenza in questo universo che veramente disturba qualcuno.

    Esiste una spirale discendente della beigness: si è entrati nella spirale discendente della beigness nel momento in cui la persona è entrata in questo universo.

    E alla fine le verrà dimostrato che tutto quello che può essere è troppo pericoloso da essere.
    Questa sarebbe la lezione finale impartita dall’universo:
    Tutto quello che puoi essere è troppo pericoloso da essere!

    Ma la domanda non è: “Essere o non essere?”
    Questo non è la domanda.

    La domanda è che cosa essere.
    Questa è la domanda.”

    Tutto questo scritto non vale (giusto per fare un pò il filosofo, demolitore e/o confutatore di conoscenza) se si smonta questo assunto … ma una volta che sei dentro a questo universo, quella non è più la domanda giusta.

    Dice: “una volta che sei dentro a questo universo…!?”

    Ma allora questo lascia aperta la possibilità al fatto che: “beh, se io in qualche modo esco da questo universo, potrò poi fare altro che non stare qui a fare il filosofo a beneficio dell’umanità!? Caso mai, mi sposto in un pianeta un pò meglio di questo… in uno un pò più intelligente, educato e civile… con meno idiozia intrinseca…

    Ma la mia curiosità è: potrò veramente uscire da questo universo…?
    E lasciare che a quel punto mi si ripresenti la domanda: “Essere o non Essere? Questo è il problema!
    E poi cosa risponderò: sarò!? o non sarò!?

    Secondo me la maggioranza pensa di spostarsi in qualche altro posto…

    Ovvero vale l’evidenza di LRH : “Tu sarai sempre qualcosa. Che ti piaccia o meno. Tu puoi essere o non essere qualcosa, ma solo per diventare qualcos’altro.”

    Niente paura, perchè come al solito l’assioma da applicare in questi casi è: “La mente pone! E risolve problemi!”.

    Buon 2018

    • luciano visconti

      Perché andarsene ? E dove poi? Marco ,ma esiste poi un posto dove andare o é l’illusione dello scontento.

      • luciano visconti

        Questo é un posto meraviglioso dove vivere . Bisogna avere occhi x vedere orecchie x sentire bocca x assaggiare tatto x sentire e naso x odorare, piu tutte le altre percezioni che descrive Ron. É piu importante capire perche si sta male in un luogo o situazione che cercare una via di fuga. Qui ,tutto va per il verso che deve andare .Se il cuore é sereno e pieno di gioia non ti sfiora nemmeno l’idea di andartene é Maya che ti frega

        • Marco

          Caro Luciano, tu non vuoi, o non puoi (non ce la fai a confrontare) capire che sei un anima intrappolata in un corpo di carne (lo dicevano già gli antichi filosofi greci, e sicuramente anche altre oneste religioni/filosofie, mica solo gli scientologist)…
          E’ per questo che non ti resta altro da dire se non “va tutto bene è tutto ok!”

          Che parlo a fare con una persona che non vede (o non può vedere), e nemmeno leggermente percepisce (secondo me non vuoi percepire a causa del non confronto, hai deciso di soprasedere definitivamente sull’argomento perchè non ne hai il coraggio) che essere in un corpo di carne da dei notevoli svantaggi…
          Per cui sei finito con solo vedere “i pregi” del tuo intrappolamento (in quanto anima): “sono in questo campo di concentramento, ma ci sono da cosi tanto tempo che nemmeno mi ricordo come si vive al di là del campo… anzi adesso che ci penso, non credo nemmeno ci sia null’altro che questo campo…

          Anzi, sai cosa…? Qui si sta molto bene, mi piace passeggiare in tutto questo spazio del campo… e mi piace mangiare questo cibo cosi raffinato che mi danno i miei benefattori… e mi piace chiacchierare con tutti gli altri ospiti/abitanti che ci sono qui… e mi piace questo e mi piace quello… ah come si sta bene in questo posto!”

          La realtà invece è che: non hai cosi tanto spazio per passeggiare; non stai mangiando un cosi tanto buon cibo; chi ti tiene intrappolato non è un tuo beneffattore; ecc. ecc.
          Ma il fatto è che tu non ti ricordi un bel nulla di come stavi prima di questa tua lunga, lunghissima permanenza in questo campo di concentramento… ed un altro fatto è che a causa di questa tua mancanza di memoria e/o percezione… a causa di questa tua forte amnesia… io sono imbarazzato, ovvero: “ma che ti parlo a fare!?”

          Questo è il punto (per me e per quelli come me che cercano di far ricordare alle anime dove sono e perchè), mi pare ormai inutile stare a parlare con uno che non sa chi è, da dove viene, che non si ricorda un bel niente di sè, che non ha nemmeno la più piccola percezione di sè… e che nemmeno ne vuol più sentir parlare.

          Anzi è peggio di cosi… avendo perso completamente (per costrizione e/o per scelta) la memoria e la percezione di sè, hai finito persino con l’assume la valenza dei carcerieri… questo è quello che si nota bene: secondo me minimo sei finito in una condizione di nemico, visto che promuovi la bellezza del vivere in questo posto in queste condizioni e con queste regole.

          Questa cosa la sto dicendo anche a chi ti permette di continuare la propaganda: “va tutto bene, non occorre che facciate nulla, solo vivere questa breve (ma intensa) vita in questo posto cosi eccezionale…”
          Ma a cosa serve stare a sentire questa persona? Non si è già tentato abbastanza nel convincerlo che forse esiste un’altro livello di esistenza, o di civiltà o di dignità, ecc. ecc. ?

    • Burlesque

      E’ mia opinione che quando Ron dice “fuori da questo universo” intenda fuori dall’universo MEST, non in un altro posto perchè il concetto di posto include il concetto spazio e quindi sempre di universo MEST si parla. Anche il concetto di beingness è secondo me è legato all’universo MEST: è una etichetta per poter essere riconoscibili nelle forme ed energie di questo universo. Quindi in un universo puramente spirituale si può anche non essere.

      • Marco

        Già Burlesque, “…in un universo puramente spirituale si può anche non Essere” … : potrebbe darsi.

        Ma la domanda chiave in questo caso è: – in un universo solo spirituale (non c’è nessuna particella di nulla) come identifichi un thetan da un altro? –
        A parte che in questa situazione di “puramente spirituale”, non si può usare la parola universo… perchè universo è definito come “un sistema organizzato di cose”; dunque universo puramente spirituale non può esistere per definizione.
        Infatti, in una tale condizione/situazione: non si corre il rischio di finire con “non essere”?

        Io penso invece che “le vie dello spirito sono infinite”, ovvero che può esistere un’altro tipo di “sistema organizzato” (universo), dove la quantità di materia, energia (necessaria per identificare un thetan) sia stata creara al minimo indispensabile (la cui produzione sia “sotto controllo”, non invece come in questo universo mest in continua espansione), tale da poter permettere un minimo di comunicazione. Che credo sia ciò che veramente brama un thetan: stare in comunicazione.
        Questo tipo di universo, la cui parola chiave è QUANTITA’ , era anche ciò che aveva detto esistere il nostro caro Richard… me lo ricordo perchè era una ipotesi che a me faceva senso.

        Buon 2018

        • Burlesque

          E’ mia convinzione che in uno stato nativo non c’è bisogno di identificarsi con etichette per comunicare perchè l’ARC è estremo e abbiamo quindi estrema comunicazione. Poi magari ci si annoia e si ricomincia il gioco.

          • Marco

            Burlesque è interessante questo scambio di opinioni… ed allora rispondo/replico: anche se l’argomento potrebbe essere etichettato “troppo filosofico” , a me mi prende. Potrebbe essere etichettato “poco pratico o poco determinante”, invece per me è un argomento che delinea verso dove stiamo “tornando” … dunque interessante.

            Sono d’accordo con te che in uno stato nativo non c’era bisogno di identificarsi…. Ma in uno stato nativo siamo sicuri che c’era la possibilità di comunicare?

            Assioma 28
            La comunicazione è la considerazione e l’azione d’inviare un impulso o una particella da un punto sorgente, attraverso una distanza, a un punto ricevente con l’intenzione di determinare nel punto ricevente una duplicazione e una comprensione di quel che è stato emanato dal punto sorgente.

            Le parti componenti della comunicazione sono: considerazione, intenzione, attenzione, causa, punto sorgente, distanza, effetto, punto ricevente, duplicazione, comprensione, velocità dell’impulso o della particella, condizione di nulla o di qualcosa.

            Dunque pare che “particella” e “distanza”, siano due componenti essenziali della comunicazione… ovvero una qualche minima particella (componente dell’universo Mest) e una qualche minima distanza (componente dell’universo Mest) sono indispensabili…!?

            Esiste anche la comunicazione telepatica (senza particelle)… vero! Ma se non identifichi dov’è ubicato, dove si trova un thetan (a che distanza è), perchè nel suo stato nativo è invisibile, dove orienti la tua com. telepatica?

            Voglio solo dire che io credo che la comunicazione senza nessun tipo di universo sia impossibile: i thetan senza nessuna particella sono invisibili e non trovabili… si potrebbe dire “non esistenti” (per altri).

          • Marco

            PROCESSING CREATIVO 17 NOV ‘52

            “La cosa che non ha una linea di comunicazione con l’Essere, in realtà per lui non esiste. Se possiede una linea di comunicazione, allora si può dire che per l’individuo esiste.

            Abbiamo così una definizione per l’esistenza: Esistono cose con le quali si può comunicare.
            Se non si può comunicare con qualcosa… sapete, comunicare è percepire, le varie percezioni e così via… se non si può comunicare con qualcosa in un modo o nell’altro, la cosa non esiste.
            Giusto?

            Per esempio, potrebbe esserci una stupenda statua qua fuori in mezzo alla strada, davvero bella, e potrebbe occupare tutta la strada, ma se nessuno potesse comunicare con lei in alcun modo, per la gente non esisterebbe.

            In effetti, ho detto che è li, ma voi non potete comunicare con lei e pertanto non esiste.
            Ma nel momento stesso in cui dico che è lì, la vostra immaginazione scatta in un certo qual modo verso di lei e vede che avete iniziato una comunicazione di energia con un oggetto che non esisteva, ma sul quale ci si potrebbe concentrare fino a farlo esistere.

            La pratica mistica è in larga misura dedicata alla concentrazione, ad un livello tale che un oggetto assume una reale esistenza per altri oltre che per la persona che lo percepisce.
            Questa non è un’esposizione completa del misticismo, ma una delle sue principali caratteristiche è quella di sconfinare nella magia. È la concentrazione su una non esistenza al fine di creare un’esistenza.

            Che cos’è la verità, allora? Se possono accadere tutte queste cose, allora che cos’è la verità?

            La verità è la cosa con cui possiamo comunicare.

            Il grado di verità corrisponde al grado di accordo che possiamo raggiungere. Perciò la più grande verità che ci sia, è un oggetto. Capite?

            C’è meno verità nell’energia, che negli oggetti, e non c’è affatto verità nella beingness.

            Infatti, prendiamo una beingness estrema e una persona che può mutare la sua beingness come vuole, perbacco, quanto cambia.
            Se può mutare la sua beingness in tutti i modi… allora non potete dire che possa veramente esistere.

            Non c’è verità nella sua esistenza, perché la persona è così dannatamente variabile. Quello che vogliamo nella verità è uniformità, tutto qui.

            Perciò ci sono persone da 4.0 in giù che cominciano a preoccuparsi del fatto di concordare. Iniziano a preoccuparsi molto del fatto di concordare, perciò iniziano a preoccuparsi molto della verità.

            Più scendono in basso, più si preoccupano della verità e più si allontanano dalla flessibilità, più si avvicinano alla solidità.
            E quando tutti concordano che è vero, sono morti.
            Questa è la verità estrema.

            Quindi, che cos’è la verità? Ogni verità è relativa.

            Noi stiamo studiando l’anatomia e le leggi dell’accordo.
            Se stiamo studiando l’anatomia e le leggi dell’accordo, stiamo studiando quella cosa su cui tutti abbiamo concordato! Afferrate questo.
            Stiamo studiando il punto d’incontro comune.

            Stiamo studiando l’accordo e le varie manifestazioni dell’accordo, non stiamo studiando niente altro.

            In che modo si scioglie? Beh, capendo la sua anatomia e sciogliendolo come accordo.
            Se lo sciogliete come accordo, farete star bene il vostro preclear.
            E se lo fate concordare al 100 percento, lo uccidete.

            Questo è principalmente il motivo per cui alcune delle psicoterapie utilizzate in passato, non solo non funzionavano, ma rendevano le persone terribilmente dipendenti dallo psicoterapista e non le facevano stare meglio.

            Chiunque abbia operato in quel campo non vorrà entrare in eccessive discussioni con me, ma dirà: “Almeno abbiamo fatto calmare la sua mente e lui ha cessato di essere un’ampia minaccia per la società attorno a lui”.
            Beh, questo è vero, è vero. Quello era il traguardo e la meta che si prefiggevano di raggiungere.

            Bene… non siete interessati alla psicoterapia, siete interessati a queste persone dal punto di vista dell’anatomia dell’accordo.

            Che cos’è l’accordo?
            La storia dell’accordo è questa: una volta l’individuo aveva uno spazio proprio, in cui aveva un’energia propria, con la quale otteneva quindi i propri oggetti. Man mano che gli oggetti cambiavano, lui misurava il tempo. Aveva allora una traccia del tempo per il suo spazio e la sua energia. Giusto? Diceva: “Questo è tutto mio”.
            Poteva influire su di esso e poteva dare inizio all’esistenza di ognuno di questi impulsi di cui si occupava, poteva creare e porre in esistenza nuova energia e far sì che…

            In altre parole, quello che stiamo studiando qui è come si può comporre un universo e che cosa risulta come inevitabile media dell’accordo sugli universi e questo è ciò che accade per quanto riguarda gli universi.

            Ecco che cosa studiate… e quando state studiando l’universo MEST, state studiando una certa serie di accordi… una serie di accordi.

            E ciò che volete realizzare con lo studio, è disfare la presa che questa serie di accordi ha sull’individuo,quando questa serie di accordi ha prodotto sull’individuo un effetto che è doloroso, o che lo sopprafà con troppa forza, o che lo tiene troppo prigioniero ed allora lui è inefficente.

            È inefficiente perché ha concordato troppo e troppo intensamente.

            Perciò state studiando questa anatomia, che chiamiamo, in questo universo, verità.
            Non stiamo studiando qualcosa che sarebbe vero per il vostro universo.

            Stiamo studiando l’accordo e le varie manifestazioni dell’accordo, non stiamo studiando niente altro.

            Oltre questo punto abbiamo una tremenda flessibilità, una enorme flessibilità.

            Ma la cosa strana è che ogni volta che potete rompere un accordo fra il preclear e l’universo MEST, il preclear sta molto meglio.

            E quando non riuscite a rompere l’accordo fra il preclear e l’universo MEST, il preclear sta peggio.

            Si dà il caso che il “reale universo” MEST, l’universo su cui c’è comune accordo, sia solo una delle varietà di universo.”

  12. Diogene

    Sognare il Futuro è Guardare nel Bello…
    Se no che bel futuro è? E che si sogna a fare?
    E allora che sia per tutti un 2018 Bello come un Sogno!

  13. Marco, In un ipotetico stato di estrema ARC, si occupa lo stesso spazio e quindi non c’è bisogno di inviare delle particelle attraverso una distanza per comunicare. La comunicazione serve per conoscere, evidetemente in tale stato si conosce già tutto. Questo perlomeno è quello che capisco io.

    • Marco

      Io invece credo che questa condizione di totale ARC non si realizzerà mai più… semplicemente perchè ciò farebbe scomparire tutti i tipi di gioco e tutti i tipi di esistenza (quanto meno per il tizio che arrivasse a quella condizione).
      ” Assioma 24: totale ARC provocherebbe la scomparsa di tutte le condizioni meccaniche di esistenza.” .

      Da come capisco io queste cose, un pò di gioco ci sarà sempre. Di sicuro molto molto molto meglio che non quello che c’è in questo pianeta, ci sarà senz’altro anche un altro universo (o più di un tot), o altre situazioni…; ma un qualche livello di riconoscimento reciproco (tra thetan), ovvero un minimo di comunicazione, ci sarà sempre. Un Essere vuole esistere, ovvero esprimere il suo esserci… ed avere un riconoscimento di ritorno (che fondamentalmente è ciò che conferma che esisti).

      I FATTORI

      1 Prima dell’inizio c’era una Causa e l’unico scopo della Causa era la creazione di un Effetto.

      2 La decisione all’inizio, e per sempre, è la decisione di ESSERE

      3 La prima azione della condizione di Essere consiste nell’assumere un punto di vista [def. (1) diz. tech. “un punto di consapevolezza dal quale una persona (Essere) può percepire”].

      Allora, cosa ci dicono questi Fattori? Che all’alba del tempo il Thetan decise di Essere. Ovvero di assumere un punto di vista (“un punto dal quale percepire”). Questa condizione, dicono i Fattori, è per sempre (e per me è veramente cosi).
      Perchè per sempre? Perchè il Non Essere è una condizione di Niente… e il Niente non è desiderabile.

      Secondo me il Ponte/the Bridge è un “Ponte” verso altri livelli di esistenza, molto molto molto più alti e desiderabili. Ma è esistenza, di alto livello, ma è esistenza.

      Scusa le chiacchiere, a me piace speculare su questi argomenti… perchè tramite l’interesse per la comunicazione mi impegno a capire di più…
      Anche mi piace capire se altri hanno la mia stessa idea di come stanno queste cose…
      Dunque, grazie tante.
      Ciao

      • Probabilmente è come dici tu. Certo che, a prescidere da queste considerazioni che dilettano il nostro scorrere del tempo, lo scopriremo solo vivendo, ovvero raggiungendo in qualche maniera, se mai esiste, quegli stati di essere superiori che meglio faranno comprendere com’è la faccenda.

    • MISTER X

      “…si occupa lo stesso spazio…”. Forse intendevi dire : ” Si è lo stesso spazio “.

      • Io me la ricordo così. Se hai la certezza che sia come dici tu sarebbe meglio che tu riportassi il riferimento così saremo tutti d’accordo

        • MISTER X

          I riferimenti sono parecchi e riguardano le scale essere, fare,avere in relazione a spazio,energia,oggetti e riguardano il fatto che essere e spazio si equivalgono,così come lo è per fare e energia e per tempo con oggetti. Tu possiedi le conferenze delle PDC e dei Fattori in italiano ?

          • Libero

            Si tutte…

          • No. Comunque, anche se non ci metto la mano sul fuoco mi sembra che in uno dei libri di base sia scritto che in nella condizione di massima ARC si occupa lo stesso spazio. Forse quello che dici tu è un concetto collaterale ma diverso, cioè che la beingness di una persona corrisponde allo spazio che riesce ad occupare, da qui la corrispondenza tra essere e spazio.

  14. MISTER X

    OK. Scusami pensavo avessi ascoltato le conferenze delle PDC e dei Fattori.Il dato che dici tu si trova nei libri di base ,tipo : ” I fondamenti del pensiero” ecc. nel capitolo ARC ,così come nella definizione di Affinità del dizionario tecnico. E’ un concetto legato alla massima affinità. Occupare lo stesso spazio o essere lo stesso spazio ? Certo con un corpo occupi lo stesso spazio . Il thetan non è legato a concetti come distanza,movimento ecc.Se desideri approfondire l’argomento ti consiglio l’ascolto delle conferenze suddette o la lettura delle trascrizioni.Se qualcuno le ha in formato pdf te le può far avere.

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