Archivi del giorno: 10 giugno 2018

Quando Dianetics non era una religione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante articolo.

Un pò di background è sempre utile.

Buona lettura

 

QUANDO DIANETICS NON ERA UNA RELIGIONE

 

Nel 1950 Dianetics era “La Scienza Moderna della Salute Mentale”. Così era stata presentata al pubblico grazie al celebre bestseller di L. Ron Hubbard. L’introduzione alla prima edizione di quel libro fu scritta dal Dr. J.A. Winter, un medico psicosomaticista che conobbe Hubbard nel 1949.

Winter, dapprima scettico, divenne un profondo estimatore di Dianetics grazie a diverse esperienze professionali di successo con i suoi pazienti; tanto che divenne direttore medico della Hubbard Dianetic Research Foundation e stretto collaboratore di Ron Hubbard.

Per diversi motivi, verso la fine del 1950, Winter si dimise dalla HDRF e si allontanò da Hubbard. Winter era in disaccordo con le promesse del fondatore relative allo stato di Clear, non accettava alcune posizioni “dogmatiche” di Hubbard ed era contrario al fatto che persone impreparate divenissero auditor.

Nonostante ciò Winter non volle disconfermare i successi ottenuti, così nel 1951 pubblico il libro “A Doctor’s Report on Dianetics: Theory and Therapy”. In questo testo egli spiega dal suo punto di vista ciò che di Dianetics funziona e perché.

L’introduzione al testo di Winter fu scritta da uno dei maggiori psicoterapeuti del secolo scorso: Fritz Perls, psicoanalista e fondatore della Gestalt Therapy.

Di seguito l’Introduzione al libro del Dr. Winter scritta dal Dr. Frederick Perls.

 

INTRODUZIONE A “A DOCTOR’S REPORT ON DIANETICS”
di Frederick Salomon Perls

 

Da quando la psicoanalisi è stata liquidata come una teoria “pazzoide”, ho imparato a non farmi intimidire dagli insulti. Come uno che ha tentato di contribuire alla teoria psicoanalitica, ora mi rendo conto, come avevo capito allora, che la scienza della psicoterapia non è né una scienza chiusa né conclusa. La divisione degli psicoterapeuti in “scuole” reciprocamente ostili è stata più distruttiva per la giovane scienza della psicoterapia che la precedente ostilità dei laici; ogni scuola nella sua battaglia contro l’altra ha agito come se avesse tutte le risposte e, per la maggior parte, ha ignorato le intuizioni di una scuola rivale. L’insulto è diventato un sostituto del pensiero indipendente, la linfa vitale di qualsiasi scienza. Gli interessi di questa scienza (così come coloro che si rivolgono ai suoi esperti per chiedere aiuto) richiedono che io rimanga sensibile alle idee degli altri. Le intuizioni, anche se formulate male o in modo inadeguato, meritano di essere indagate. La storia della scienza è ricca di esempi di preziose scoperte fatte da coloro che non erano consapevoli del loro pieno, e spesso importantissimo, significato.

Mentre sono ben lungi dall’essere un dianecista (non è la paura di ciò che la gente potrebbe dire che mi impedisce di esserlo), ho scoperto che Dianetics ha proposto diversi nuovi strumenti che mi hanno aiutato nel mio lavoro con i pazienti. Sebbene l’uso che ne faccio possa essere notevolmente in contrasto con il modo in cui sono stati intesi da Hubbard, non ritengo necessario negare che l’idea originale sia stata sua, e il mio interesse per lo sviluppo della psicoterapia rende importante che io colga questa occasione per incoraggiare la seria considerazione da parte di altri del significato e delle possibili implicazioni di Dianetics.

Di sicuro dobbiamo considerare la proposta stimolante, voluta o no, che il concetto dianetico di engram ha fornito in relazione al concetto di apprendimento. Questo è un campo che è stato gravemente trascurato nella letteratura psicoterapeutica. Anche laddove sono stati condotti studi approfonditi, come nel caso dei bambini sottosviluppati, l’argomento è in gran parte limitato a uno studio di orientamento inadeguato, di reazioni semantiche inadeguate e di assimilazione inadeguata del materiale di lettura. Per la maggior parte, è dato per scontato che l’apprendimento è un processo di durata e ripetizione.

Una vasta area di apprendimento, tuttavia, è caratterizzata dalla repentinità, sia dallo shock (se tale espressione è essere permessa) che da uno shock piacevole; da quella che viene chiamata nella psicologia della Gestalt l’esperienza “Ah”. Il bambino che si è scottato non ha bisogno di alcun addestramento per imparare d’ora in poi ad evitare la stufa bollente, e la riuscita sperimentazione per prova ed errore arriva con un’aureola di successo e l’intuizione: “Ecco!”.

“Questo t’insegna una lezione” è un’espressione che mostra quanto siamo consapevoli della connessione tra l’esperienza dolorosa e l’apprendimento. L’evitare il dolore, ad esempio la punizione, diventa uno strumento potente nella formazione.

Nella letteratura psicoanalitica questo apprendimento shock si chiama trauma, ma è concepito come un’istanza meccanica, come qualcosa che, indipendente dall’organismo umano, piomba su di esso. La teoria della libido e dell’istinto di morte lascia poco spazio – tranne che per la “frustrazione” – al significato del trauma. Dianetics, tuttavia, con il suo concetto di engram, ritorna alla più realistica teoria darwiniana della sopravvivenza individuale e della razza e dà al trauma un significato più adeguato; allo stesso tempo, essa integra la formulazione psicoanalitica inadeguata dell’introiezione.

Il termine engram, in contrasto con la terminologia estremamente bizzarra e meccanica di Dianetics, sembra essere un buon termine. In primo luogo, significa semplicemente registrazione psico-fisica, lasciando spazio alla possibilità di shock benefici. In secondo luogo, mettere in relazione il significato di sopravvivenza all’evitamento di situazioni minacciose per la sopravvivenza, rappresenta un passo verso una teoria propriamente esistenzialista della psicoterapia.

Un altro modo di apprendere è quello di copiare, per imitazione. Se tale copia viene fatta inconsciamente, la psicoanalisi la considera correttamente come un processo di identificazione. Ma supponendo che tutta l’identificazione inconscia sia introiezione e omettendo la distinzione tra identificazione con il comportamento di qualcuno (che è vero apprendimento; per esempio, nell’acquisizione di una abilità) e identificazione con il comando di qualcuno (che non è apprendimento ma sottomissione), quindi omettendo l’intero processo di assimilazione, tutta teoria diventa confusa. Inoltre, se l’oggetto introiettato è, come Freud insiste, un oggetto d’amore, allora la teoria introiettiva diventa assurda. In realtà introiettiamo, inghiottiamo, evitiamo di assaggiare e masticare ciò che non ci piace, non ciò che amiamo. Le introiezioni e gli engram sono corpi estranei nell’organismo. Entrambi devono essere dissolti per essere assimilati in modo tale da contribuire allo sviluppo della personalità.

A complicare ulteriormente le cose, c’è la gioia che alcuni bambini traggono dall’obbedire ai comandi di un adulto. Questa è una forma di identificazione sicuramente non basata sull’introiezione, ma piuttosto sulla confluenza.

L’essenza dell’introiezione è che qualcosa è stato inghiottito e rimane materiale estraneo nell’organismo. Non essendo assimilato, può essere recuperato e riassorbito; questa è una parte essenziale di ogni terapia di successo. La psicoanalisi non ha trascurato casi di questo tipo, che chiama introiezione totale. Un bambino ha vissuto la dolorosa esperienza di una visita dentistica; in seguito, gioca a fare il dentista con un altro bambino come paziente. Perché? Perché ama il dentista? Certamente no! E altrettanto non è utile introdurre nella teoria della libido ogni sorta di teorie ausiliarie del transfert e di azioni simboliche paterne per spiegare forzatamente le questioni complicate.

Anche in questo caso parte del concetto di sopravvivenza di Dianetics semplifica la nozione teorica: dice che drammatizziamo la valenza vincente; se non possiamo farlo, ci ammaliamo. Poiché nella lotta per la sopravvivenza il più forte ha le migliori possibilità, e agli occhi del bambino il dentista è più forte del paziente, l’identificazione tende ad essere con la parte al potere.

Le mie osservazioni a lungo termine sono in accordo con questa intuizione dianetica. Il nevrotico ha una compulsione a vincere a qualsiasi prezzo. Questa è stata riconosciuta come pulsione di potenza; Adler e i post-Adleriani lo hanno sottolineato. Ciò che non è stato sufficientemente considerato è il fatto che il paziente manipola il terapeuta in modo tale che da avere la meglio su di lui. Questa manipolazione supera di gran lunga l’importanza del meccanismo del transfert. Che aderisca o resista, porti sogni che sconcertano o che piacciono, voglia uccidere o annientarsi – in qualche modo deve avere la meglio sul terapeuta.

Tenendo conto di questo bisogno compulsivo di dominanza, le nevrosi ossessive diventano più facili da curare, cessano di essere lo spauracchio della terapia. Basta rendersi conto che sia la parte costretta che quella costringente della personalità divisa (in parti uguali) vogliono la vittoria. La parte del top-dog (la vincente) manipola con il bullismo, la punizione, ecc.; l’underdog (la perdente) manipola con le promesse vuote, la procrastinazione, la dimenticanza, ecc.

Nel linguaggio di Dianetics, entrambe le parti vogliono essere nella valenza vincente, portando così la guerra interna a una situazione di stallo. Oppure, come Freud ha così ben espresso: “Se avete due servitori che litigano, quanto lavoro potete aspettarvi di fare?”. Solo che qui non ci sono due servitori che litigano, ma due padroni gemelli.

Non c’è niente di sbagliato nel volere il successo e la vittoria, ma c’è tutto di sbagliato con la vittoria nevrotica per la vittoria e non per il beneficio. Disprezzare il terapeuta, ingannarlo, renderlo impotente facendo l’ottuso, ecc., sono gli strumenti preferiti, ma tali mezzi inadeguati non aiutano il paziente a ottenere vittorie dove ne ha bisogno: nella sua attività, sul suo campo di studio, nei suoi giochi. Inoltre, deve imparare che anche senza la vittoria la sua sopravvivenza non dipende dall’ammalarsi, manipolando un “alleato” affinché si prenda cura di lui. In breve, il nevrotico non ha agli antipodi la salute e la malattia o la vittoria e la sconfitta, ma piuttosto una dialettica distorta: le sole alternative di vittoria o malattia.

La principale differenza tra la psicoanalisi e Dianetics è questa: l’analista lavora gran parte con le interpretazioni, cioè con i concetti, sperando che il fulmine dell’intuizione un giorno possa colpire e far capire al paziente che non è più un bambino e che sua moglie non è sua madre. Dianetics, d’altra parte, si basa (almeno esplicitamente) solo sull’esperienza, sulla consapevolezza percettiva. Quindi ha maggiori possibilità di rettificare memorie ad hoc. In realtà, Dianetics è stata tanto parziale quanto il Freudianesimo nella scelta del materiale da trattare. È impossibile aspettarsi un’esperienza senza pregiudizi dopo che il paziente ha letto il libro di Hubbard, ma la tecnica della ripetizione, soprattutto la tecnica di contattare ripetutamente tutte le percezioni e le emozioni, e specialmente (come faceva Reich) le sensazioni fisiche, è di inestimabile valore. Il paziente vive le sue situazioni incompiute e non si limita a “parlarne”. Così egli affronta il suo alter ego più efficacemente che in qualsiasi altro approccio. Reich, se non fosse stato deviato dalla ricerca compulsiva con il microscopio e il telescopio dell’ipotetica e irrealistica “Libido” stava per sviluppare una modalità terapeutica veramente efficace.

Il presente libro non è per chiunque abbia una fissazione, un’identificazione completa con una qualsiasi delle scuole attuali. Una persona con una fissazione, come hanno sottolineato F.M. Alexander e John Dewey, sperimenterà tutto ciò che è estrano come “sbagliato”; come ho descritto, si sentirà ostile verso tutto ciò che è al di fuori del confine dell’io. Hubbard, con la sua miscela di scienza e narrativa, il suo modo bizzarro di fingere di avere qualcosa di nuovo dando nomi astratti ai processi (Rimbalzatore, Trattenitore, ecc.), il suo rifiuto della responsabilità (solo ciò che è stato fatto a voi conta), le sue affermazioni infondate, rendono facile a chiunque rifiutare in toto il suo lavoro, perdendo così ogni possibilità di estrarre qualsiasi contributo prezioso che può contenere.

Ma Dianetics è sostanzialmente diversa dalle altre scuole psicoterapeutiche? Non tutti, più o meno, trascurano o parlano del , del suo sviluppo e della sua creatività? Freud non considera solo l’immissione (introiezione) e l’uscita (catarsi) della personalità? Il suo Io non è forse qualcosa di povero schiacciato tra il Super-io e l’Inconscio, e il ruolo del sé non è nemmeno menzionato? E le scuole più progressiste si occupano molto di più del carattere, o nel migliore dei casi, del concetto dell’Io piuttosto che con le Funzioni dell’Io? Non si occupano ancor meno delle funzioni semantico-integrative del sé?

Allo stesso modo, l’eclettico avrà grandi difficoltà ad accettare ciò che è prezioso in Dianetics. Non avendo assimilato ciò che ha studiato, categorizzando piuttosto che integrando i diversi approcci, potrebbe avere diverse fissazioni invece di una, che gli impediranno di essere imparziale.

Dianetics ha inondato questo continente e ha suscitato un entusiasmo raramente raggiunto da un libro che si occupava di una questione psichiatrica, ma il fuoco di paglia si è spento non appena iniziato. La discrepanza tra le dichiarazioni e l’adempimento era troppo grande. E, come sempre, la vendetta dopo una delusione è che ci dimentichiamo di qualsiasi bene che avremmo potuto trarre da ciò che ci ha deluso.

In questo libro, il Dr. Winter si è assunto il compito di recuperare ciò che sembra essere prezioso nell’opera di Dianetics. La modestia e l’onestà dell’autore sono davvero impressionanti. Egli cerca di affrontare il problema fondamentale: come possiamo spiegare i miglioramenti e le cure che sono state ottenute con questa particolare terapia?

Innanzitutto, il Dr. Winter ci fornisce una descrizione dettagliata della tecnica e le sue opinioni sulla sua efficacia. Lascia aperta la questione se la nascita o le esperienze prenatali siano vere e proprie ri-esperienze, come sostiene Hubbard, o fantasie e proiezioni come altri insistono.

Introduce il termine di multiordinalità dell’engram. Si tratta di una valida formulazione, che mostra che un paziente deve essere reso consapevole di tutti gli aspetti percettivi, astratti, simbolici e semantici di una frase rilevante affinché vi sia efficacia terapeutica.

Cosa più importante, introduce come agente terapeutico il termine “differenziazione”, che si riferisce ad un atto di decisione razionale che afferma che le persone o le azioni non erano ciò che si era “creduto” che fossero. Così con Dr. Winter, Dianetics si sviluppa in un metodo in cui l’irrazionale, che si tratti di azione o pensiero (sostituto dell’azione), prima è sperimentato percettivamente (insieme con il suo dolore, l’obsolescenza e la follia), poi con un atto di decisione è dichiarato irrazionale (questo è di solito chiamato insight). Con questo aumento dell’orientamento è possibile riorganizzare il proprio comportamento.

L’autore si dissocia dal “Tutti possono guarire Tutti” di Hubbard; è ben consapevole dei pericoli che comporta il trattamento da parte di terapeuti inesperti. Sa che ci sono troppi nevrotici che curano gli altri per le loro stesse carenze, ma evitano essi stessi di curarsi.

Purtroppo, l’autore tende verso un’eccessiva speculazione. Queste speculazioni contrastano con l’apprezzamento accurato del nuovo approccio. In alcuni punti mi sembrano premature, anche se in altri mi sembrano valide. Inoltre, sebbene il Dr. Winter abbia assimilato gran parte della visione di Korzybski, egli (come Freud e Reich) spesso mescola il concetto di organismo nella sua totalità con i concetti obsoleti della mentalità meccanicistica.

Ogni psicoterapeuta, nonostante tutto, se riesce a superare il limite della sua beffarda fissazione (anche se solo prova la tecnica della ripetizione), riconoscerà in questo libro nuovi strumenti per la terapia. È vero che coloro che sono estremamente coinvolti in un’esistenza puramente verbale, “dimostreranno”, sempre con le parole, che tutto ciò è assurdo. Oppure, come di solito dicono: “questa è tutta roba vecchia”; oppure “ciò che non è roba vecchia è sbagliata”. Ma, il resto di voi, leggete questo libro, provate ogni tanto la tecnica, senza chiamarla Dianetics, perché questo vi stigmatizzerebbe agli occhi dei vostri colleghi. Se dopo un po’ trovate qualcosa di utile in questo approccio, ricordate che è stato il Dr. Winter a sfidare la tempesta della condanna.

Oggi dobbiamo riconoscere e assimilare tutti i fatti terapeutici nel nostro settore; allo stesso tempo, dobbiamo evitare la pericolosa tentazione di dichiararne uno una panacea. Questo vale per Dianetics come per il recupero del Complesso di Edipo, la stabilizzazione del sistema del sé, la perfezione dell’orgasmo, la dissoluzione dell’armatura del carattere, il riorientamento delle reazioni semantiche, la riconciliazione di animus e anima, il ricondizionamento di riflessi obsoleti, la completa assimilazione di introietti, ecc… tutti questi aspetti sono preziose astrazioni della funzione dell’essere umano nel suo ambiente. Tuttavia, dobbiamo astrarre, ossia scoprire molte più di queste funzioni per ottenere un orientamento completo e affidabile. Allora, e solo allora, arriveremo a una classificazione delle nevrosi e agli specifici trattamenti, o, idealmente, a una teoria centrale che unisca tutti i fatti e i trattamenti senza incoerenze, compartimentazioni o punti ciechi.

 

Frederick Perls, M.D., Ph.D.
Los Angeles, Maggio 1951

 

 

 

 

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