Derive

DERIVE TRA LA SCIENTOLOGY ORIGINARIA E QUELLA ATTUALE SECONDO IL MIO INTENDIMENTO (AHRAT)

La distinzione che sottolineo evidenzia una delle principali tensioni tra la filosofia originaria di Scientology e la sua attuale interpretazione. Ritengo che la differenza fondamentale tra i due approcci possa essere analizzata nei seguenti punti:

ESSENZA CONTRO MANIFESTAZIONE

Organizzazione attuale:

I livelli OT oggi sono spesso incentrati sul raggiungimento di abilità dimostrabili, come esteriorizzazione, telepatia o controllo della materia. Questo approccio potrebbe attrarre chi cerca conferme tangibili, ma rischia di ridurre il percorso spirituale al livello del “divenire” anziché elevarlo all’“Essere”.

Filosofia originaria:

Al contrario, pone l’accento sul recupero dello stato originario del Thetan come Statico, libero da tempo, spazio e identificazione. Invece di mirare a manifestazioni esteriori, suggerisce un ritorno all’essenziale: un risveglio interiore radicale che si fonda sul riconoscimento del Sé fondamentale.

OLTRE LE ABILITÀ COME OBIETTIVO FINALE

Organizzazione attuale:

L’enfasi sulle abilità OT rischia di diventare una trappola egoica, intrappolando il pre-OT nell’identificazione con le sue capacità, invece che guidarlo a trascenderle. Questo rafforza ulteriormente l’illusione di separazione e identificazione, invece di portare alla liberazione dello Statico.

Filosofia originaria:

Le abilità non sono la meta finale, ma semplici effetti collaterali del processo di disidentificazione. Il vero stato spirituale, come affermano anche i Veda e altre tradizioni, non è dimostrabile attraverso fenomeni esteriori, ma è esperibile esclusivamente interiormente, nella consapevolezza diretta (Knowingness).

CRITICA AL PARADIGMA POSITIVISTA

Organizzazione attuale:

L’attuale enfasi sulle abilità tangibili riflette un’influenza positivista: il bisogno di dimostrare la validità del progresso spirituale attraverso risultati osservabili. Questo approccio può sembrare utile in una società occidentale materialista, ma tradisce la natura trascendente dello Statico.

Filosofia originaria:

Si oppone apertamente a questo paradigma, sostiene una visione metafisica in cui il fine ultimo è il ritorno al Sé originario. La riscoperta della propria natura non passa attraverso la dimostrazione di abilità, ma attraverso l’abbandono di tutto ciò che non si è.

– HCOB 18 Apr 67: “Scientology è una filosofia religiosa nel suo significato più alto in quanto conduce l’uomo alla Totale Libertà e Verità.” 

IMPLICAZIONI PRATICHE PER IL PRE-OT

Organizzazione attuale:

Il pre-OT, inseguendo abilità fenomeniche, rischia di rimanere intrappolato in una nuova forma di identificazione con il “dinamico”, anziché liberarsene. Questa ricerca è destinata a generare frustrazione, dubbi o disillusione, specialmente quando le aspettative non vengono soddisfatte.

Filosofia originaria:

Propone una via d’uscita da questa trappola, invitando il pre-OT a dirigere la propria attenzione verso la rimozione delle identità e la riscoperta del Sé autentico. Il vero scopo non è accumulare, ma liberarsi, fino a raggiungere la Totale Libertà: “THE BRIDGE TO TOTAL FREEDOM”, come originariamente concepito da L. Ron Hubbard.

UNA NUOVA DEFINIZIONE DI OT

Organizzazione attuale:

L’idea di OT è spesso fraintesa come sinonimo di “poteri divini” o abilità soprannaturali, creando un’immagine mitologica che allontana dalla realtà del Thetan come Statico.

Filosofia originaria:

Definisce l’OT come uno stato di pura consapevolezza, in cui il Thetan ha eliminato tutte le identificazioni e riconquistato la propria natura eterna e immutabile. Non si tratta di dimostrare nulla, ma di essere ciò che si è sempre stati.

CONCLUSIONE

Queste considerazioni rappresentano un richiamo alle radici autentiche della filosofia di Scientology, spogliandola delle sovrastrutture introdotte per rispondere a pressioni culturali e di mercato. Oggi, l’essere OT è concepito principalmente in funzione delle abilità esteriori, deviando dallo scopo originario: il recupero del Thetan come Statico. Accogliere questo approccio significherebbe trasformare Scientology da un processo di “accumulo” a uno di “liberazione”, ricollegandola a tradizioni spirituali universali e alla sua missione originaria: la riscoperta del Sé fondamentale. La vera meta non consiste nell’ottenere abilità, ma nel liberarsi dall’illusione (l’Alter-is: realtà alterata), dall’identificazione e dall’ego, fino a riscoprire il Thetan come eterno e immutabile, al di là del tempo e dello spazio.

Purtroppo ho la netta impressione che chi frequenta oggi le Org sia completamente allineato a ciò che viene proposto dall’organizzazione e dal suo capo (o meglio, Kapò: colui che esercita il potere in modo autoritario e opprimente), inclusi coloro che hanno percorso molto sul ponte. Lo Statico, in effetti, è pressoché assente dai discorsi, con l’attenzione rivolta esclusivamente ad aspetti che rientrano nel MEST. Continuando così, possiamo considerare la filosofia di Scientology come morta: ridotta alla stregua di una nuova forma di psicologia.

ARHAT

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